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Npl, aiuto non aprite quell'Addendum

Npl, aiuto non aprite quell'Addendum

Mentre il sistema fa progressi nello smaltimento degli Npl, Francoforte progetta un’altra stretta sugli accantonamenti

Il rischio di destabilizzare il sistema bancario nazionale, proprio ora che l’emergenza sembrava in via di superamento, è reale. Nelle scorse settimane la Bce ha avviato una consultazione pubblica relativa a un progetto di Addendum alle sue linee guida sui crediti deteriorati, che tra le altre cose richiede alle banche di portare al 100% gli accantonamenti sui crediti deteriorati che emergeranno (quindi relative a posizioni oggi incerte, ma che andranno a deteriorarsi) dal 1° gennaio prossimo. Ora la partita si gioca tutta sul piano politico, con il Governo italiano chiamato a far prevalere il buon senso rispetto al cieco rigore dei funzionari di Francoforte. Pur nella consapevolezza che – dalla Germania all’Olanda – non sono pochi i Paesi a spingere in direzione di criteri più rigidi in materia.
Intanto dal fronte interno arrivano segnali di miglioramento inequivocabili. L’ultimo Bollettino economico della Banca d’Italia segnala che negli ultimi mesi si assiste a un progressivo incremento dei prestiti, mentre il flusso dei nuovi crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti a metà anno è sceso al 2% in termini tendenziali, un valore in linea con quello medio del biennio precedente l’avvio della crisi finanziaria globale.
Stock importante
Lo stock dei crediti deteriorati netti sul totale degli impieghi resta importante (l’8,2% a fine giugno), ma è in calo di un punto rispetto a fine marzo. La spinta è arrivata soprattutto dalla cessione di 17,7 miliardi di Npl da parte di Unicredit e dalla liquidazione ordinata della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, con il successivo trasferimento degli attivi deteriorati alla Società Gestione Attività (Sga) del ministero dell’Economia. A proposito di quest’ultima, il decreto attuativo per il trasferimento dei portafogli a questa realtà è atteso per la fine di novembre, due mesi in ritardo rispetto alla tabella di marcia iniziale.
Nel frattempo, scartata l’ipotesi di dotare di licenza bancaria la società guidata da Marina Natale, il ministero del Tesoro starebbe definendo un piano focalizzato sull’alleanza con due o tre banche. Gli istituti potrebbero agire dietro mandato di Sga sulla base di regole di ingaggio definite o per tipologia di operazione o per natura di portafoglio. A questa soluzione si è arrivati dopo aver esaminato il portafoglio destinato a essere preso in carico dalla Sga: all’incirca la metà dei 18 miliardi di Npl complessivi è composta dai cosiddetti “unlikely-to-pay”, crediti che pur non essendo più in bonis non sono ancora scivolati in default.
L’insidia decadimento
Per evitare questo decadimento è necessario che venga immessa nuova finanza nelle casse delle aziende che faticano a rientrare dai prestiti, cosa che la Sga, da intermediario finanziario ex 106, può effettuare soltanto in misura limitata. Come detto, l’ipotesi di dotare di licenza bancaria la società napoletana guidata da Marina Natale è stata presa in considerazione dal Tesoro, ma poi scartata per evitare le lungaggini dell’iter autorizzativo di Bankitalia. Ma non è solo una questione di soldi: perché la Sga funzioni, è necessario che si doti di competenze e regole di funzionamento avanzate e che le scelte strategiche vengano fatte in tempi brevi. Altrimenti sarà difficile recuperare se non tutti gli 11,7 miliardi di euro concessi dallo Stato come garanzia, almeno la gran parte di quella somma.
Tendenza duratura
Tornando al quadro nazionale, gli analisti sono convinti che il calo degli Npl sia destinato a proseguire nei mesi a venire, consentendo così agli istituti di credito di liberarsi di ulteriori tossine dopo le pulizie di bilancio già realizzate negli ultimi anni. Merito del consolidarsi della crescita economica, che permette di raddrizzare le situazioni precarie, nonché del definitivo decollo del mercato. Per un paio di anni si è lamentata la scarsità di operatori disposti a investire nei crediti deteriorati e la distanza di prezzo tra l’offerta dei fondi e quanto erano disposti a concedere le banche, ma oggi questi limiti sembrano superati. Cresce la liquidità relativa agli scambi e questo attrae ulteriori player. «Per il 2018 ci attendiamo un mercato ancora più frizzante», è l’analisi di Alessandro Scorsone, director of strategic transactions and business development del gruppo polacco Kruk, tra i più attivi nel mercato italiano. «Ci aspettiamo prezzi in crescita nel retail, in ragione di un progressivo miglioramento della qualità dell'asset sottostante, ma volatile nel corporate e nel secured». Alla luce di questi progressi non è un caso se l’indice di Piazza Affari relativo

ai titoli bancari abbia guadagnato oltre il 30% negli ultimi sei mesi, con un progresso sostanzialmente continuo fino all’emergere del nuovo progetto europeo di contabilizzazione degli Npl. È fondamentale che si riesca a evitare che il piano si concretizzi.
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