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Fincantieri vuole delistare la controllata Vard a Singapore

Fincantieri vuole delistare la controllata Vard a Singapore

Il gruppo italiano ha presentato al colosso attivo nelle costruzioni di imbarcazioni off-shore quotato a Singapore un'offerta di acquisto della quota non ancora in suo possesso (il 21,67%) a 0,25 dollari per azione. Esborso massimo di 38,5 milioni

IL DELISTING DI VARD. Fincantieri ha presentato a Vard, uno dei maggiori costruttori globali di imbarcazioni offshore e navi specializzate, con circa 9.000 dipendenti e nove cantieri in Norvegia, Romania, Brasile e Vietnam, una proposta di delisting della stessa Vard dalla Borsa di Singapore. Fincantieri, tramite la controllata Fincantieri Oil & Gas, già detiene il 79,34% del capitale di Vard e consolida Vard nel proprio bilancio dal 2013.

La proposta, annunciata congiuntamente da Fincantieri e Vard, è stata presentata tramite Fincantieri O&G e prevede una una procedura di voluntary delisting dalla Borsa di Singapore.

Il cda Vard ha già valutato la proposta e ha deliberato di richiederne alla Borsa di Singapore l'approvazione e di convocare l'assemblea straordinaria dei soci per l'approvazione dell'operazione.

La proposta prevede un'offerta è di 0,25 dollari di Singapore per azione per un esborso massimo previsto per Fincantieri di 38,5 milioni di euro (di risorse proprie), che non incide sulle previsioni e sugli obiettivi finanziari di Fincantieri già comunicati al mercato. Il delisting è condizionato all'assenso di SGX-ST e all'approvazione da parte di almeno il 75% dell'assemblea dei soci di Vard e alla mancata votazione contraria da parte del 10 per cento o più del numero totale di azioni detenute dagli azionisti presenti all’Assemblea e votanti

L'ANALISI DEL FT. Si avvicina l'accordo fra i costruttori navali militari europei: è il titolo di un'analisi che il quotidiano Financial Times dedica all'intesa fra Italia e Francia per un accordo italo-francese nella cantieristica navale, sia civile, sia militare.

«Uno dei principali obiettivi dell'alleanza - scrivono i corrispondenti del quotidiano da Parigi e da Roma, David Keohane e James Politi - è creare un gruppo integrato più competitivo nelle offerte internazionali, prima di tutto nei confronti dei rivali americani, ma anche di quelli sempre più agguerriti provenienti da Paesi come la Cina e la Corea del Sud». «Il nostro problema è non rimanere indietro prima che la situazione diventi troppo seria con il rischio di perdere (pezzi, ndr), un braccio, una gamba... basta guardare cosa è successo all'Alstom», dice il Ceo di Naval Gruop, Herve Guillou riferendosi alla recente cessione ai tedeschi di Siemens nel business ferroviario.

FT ricorda anche quanto detto di recente dall'amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono: «L'Europa ha già perso troppo tempo e credo che questo è il momento. Se la politica ci aiuterà questa può essere una delle più importanti opportunità di crescita, non solo in Italia, ma in Europa». Rispetto ai timori legati alle prossime scadenze elettorali italiane, il quotidiano riporta l'opinione di un rappresentante ufficiale del governo francese che dice che «se si vuole attendere l'allineamento delle agende elettorali di tutti i Paesi europei non si farà mai nulla». Anticipa, inoltre, che gran parte del lavoro sarà fatto prima delle elezioni politiche italiane e, citando Guillou, ricorda che Fincantieri e Naval Group lavorano insieme da anni e che i capi dei due Governi e delle due aziende si muovono in perfetta sintonia e con obiettivi comuni.

L'analisi del Financial Times, infine, non

nasconde la complessità del lavoro da svolgere per arrivare a un consolidamento dell'industria navalmeccanica europea e riporta l'opinione di Patrice Caine, Ceo di Thales, che evidenzia proprio la profondità e l'intensità del lavoro fra le due compagini.

 

 

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