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Un fondo maltese pronto a salvare la Melegatti

Un fondo maltese pronto a salvare la Melegatti

Spiragli di salvataggio per la Melegatti, l'azienda dolciaria veronese che nel 1894 brevettò il pandoro, che sta attraversando una pesante crisi finanziaria. La società oggi a Verona ha intanto chiesto il concordato preventivo

Spiragli di salvataggio per la Melegatti, l'azienda dolciaria veronese che nel 1894 brevettò il pandoro, che sta attraversando una pesante crisi finanziaria. Oggi alla Prefettura di Verona si è tenuto un nuovo tavolo di concertazione con i rappresentanti dei sindacati, i sindaci di San Giovanni Lupatoto e San Martino Buon Albergo (i Comuni dove si trovano i due stabilimenti del gruppo) e Giambruno Castelletti, il ragioniere commercialista esperto in crisi aziendali, nominato all'unanimità dai soci, che ha presentato un piano da 16 milioni (6 milioni immediati in vista del Natale) per il rilancio dell'azienda.

Secondo quanto si è appreso il finanziamento per Melegatti arriverebbe da un fondo maltese. Si parla di Abalone.

Il piano di Castelletti è stato presentato al Tribunale di Verona unitamente alla richiesta di concordato in bianco e nelle prossime ore è attesa la nomina dei due commissari straordinari che avranno il compito di guidare l'azienda dolciaria.

La decisione di ricorrere alla legge fallimentare è stata presa all'unanimità in un'assemblea degli azionisti Melegatti il 31 ottobre. La drammatica situazione finanziaria dell'azienda, che da qualche settimana ha chiuso i suoi stabilimenti per l'impossibilità di pagare i fornitori, richiede "provvedimenti per riprendere la produzione per la stagione natalizia" recita il verbale. Il ricorso al tribunale, prosegue il documento, consente di provare a "ristrutturare i debiti" e varare una "transazione fiscale" per rimettere in sesto i conti.

Nel piano presentato si ipotizza una produzione di un milione e 750 mila pezzi tra pandori e panettoni, per poi puntare sulla successiva campagna pasquale che verrebbe finanziata appunto con i restanti 10 milioni del business plan.

Il piano è condizionato all'accettazione da parte dei lavoratori (senza stipendio

da agosto) che hanno manifestato la disponibilità a tornare in azienda a patto che venga subito garantita loro subito la mensilità di novembre ed in seguito quella di dicembre.

Intanto il presidio dei lavoratori davanti allo stabilimento dei San Giovanni Lupatoto è stato sospeso.

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