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Sempre più Coop sociali, sale il valore della produzione, l'occupazione e il patrimonio

Sempre più Coop sociali, sale il valore della produzione, l'occupazione e il patrimonio

Il punto nel corso del congresso di Legacoop Veneto. Di fronte, le sfide e le prospettive aperte dalla riforma del terzo settore e dell’impresa sociale: nuovi ambiti di attività, nuove regole per la trasparenza e la legalità.

PADOVA – Cresce la cooperazione sociale di Legacoop Veneto, in termini anche economici e occupazionali, registrando nel quinquennio 2012-2016 significativi segnali in tale direzione: 105 il numero delle cooperative sociali al 31 dicembre 2016, con un aumento del 36% rispetto a cinque anni prima; toccano soglia 12.023 i soci (+48%) e 9.162 gli addetti (+30%), e il valore della produzione si attesta a quasi 298 milioni di euro (+66%), per un patrimonio netto vicino ai 54 milioni (+57%).

Un settore, insomma, che continua a dimostrare, anche in anni di crisi e di “insistenti” tagli pubblici, significativa capacità di tenuta, nonché di sviluppo. Ma non solo: quello che è evidente – ben oltre i numeri ­–, è anche la sua capacità di immaginare e sperimentare nuovi modelli di welfare, portando innovazione nelle risposte, rigenerando relazioni e reti sociali nelle comunità.

È quanto emerso dal convegno di apertura del Congresso del settore sociale di Legacoop Veneto, svoltosi a Padova presso la sede di Banca Etica, che ha visto sul tappeto del confronto e del dibattito il tema della recente Riforma dell’impresa sociale e del terzo settore.

«Una cornice normativa (in particolare i decreti attuativi 112/2017 e 117/2017) che chiama pure la cooperazione sociale a misurarsi e a innovarsi – ha evidenziato Loris Cervato, responsabile del settore sociale di Legacoop Veneto (oggi riconfermato dall’assemblea congressuale nel suo ruolo) –, aprendo un orizzonte rinnovato in termini di prospettive e, nel contempo, di sfide».

Tra le principali novità per il settore c’è, infatti, l’ampliamento dei campi di attività possibili per le imprese e le cooperative sociali.

Che significa, concretamente, nuovi ambiti imprenditoriali, in particolare nella sanità, nell’istruzione, nelle attività culturali di interesse sociale con finalità educative e nella formazione extrascolastica.

Senza dimenticare i servizi finalizzati all’inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro di persone “svantaggiate”, ossia con fragilità sociale, categoria che oggi – in un contesto di crisi che ha visto nascere nuove forme di bisogni – è inevitabilmente estesa ai disoccupati.

«Se, ad esempio, prima della riforma la sanità era gestita dal pubblico e dal privato profit – ha continuato Cervato –, ora anche il non profit potrà portare il proprio importante contributo nei servizi di questi ambiti, collocandosi come soggetto a metà tra il pubblico e il privato, a tutto vantaggio dei cittadini».

«La cooperazione sociale è chiamata a coniugare il suo lavoro di inclusione e di coesione sociale con capacità imprenditiva e di innovazione – ha aggiunto Eleonora Vanni, vicepresidente nazionale di Legacoopsociali –. E ora, con la nuova Riforma, il suo ruolo di sviluppo e di riferimento sui territori e per le comunità ha un terreno più ampio in cui declinarsi: perché tra i nuovi bisogni ci sono anche quelli di partecipazione, socialità, cultura intesa come promozione sociale».

Un altro aspetto, non meno importante, introdotto dalla riforma è la garanzia di una maggiore trasparenza nella gestione di tutte le imprese sociali, chiamate alla compilazione di scritture contabili e del bilancio sociale (secondo linee guida stabilite dal Ministero del Lavoro), ma anche sottoposte ad attività di controllo interno all’impresa e di ispezione esterna.

«Queste misure rappresentano un passo avanti nell’ottica della legalità e della lotta alle false cooperative – ha spiegato Cervato –, lotta che la nostra organizzazione, assieme alle altre centrali cooperative, porta avanti da anni». Immancabile nel dibattito il tema sempre caldo degli appalti, sul cui fronte la cooperazione sociale di Legacoop rilancia il proprio appello anche alla Regione Veneto, sollecitandola a recepire il decreto attuativo 117/2017 della Riforma, e dunque ad ampliare lo spettro delle attività del nuovo istituto dell”’accreditamento”, in alternativa o in sostituzione alle gare di appalto, nel rapporto del settore sociale con la Pubblica amministrazione.

E a questo proposito, Adriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto, ha precisato: «Non dimentichiamo che già nel nuovo Codice degli appalti sono contenute disposizioni, spesso non applicate purtroppo, in grado di valorizzare la qualità dei servizi a scapito dell’offerta esclusivamente economica, che di frequente porta al massimo ribasso».

Alla Regione anche la richiesta di riconoscere e di fare propria più complessivamente la riforma dell’impresa sociale e del Terzo settore, a partire dal riconoscimento dell’ampliamento dei settori di intervento delle cooperative sociali e delle imprese sociali.

Anche il sindaco del Comune di Padova, Sergio Giordani, ha voluto portare il proprio saluto all’assemblea: «Le vostre realtà sono un patrimonio prezioso della nostra comunità – ha detto – e si basano su valori troppo spesso dimenticati in questa società super competitiva. Il vostro ruolo è oggi insostituibile per

garantire un welfare adeguato, che ponga al centro le persone assicurando dignità e pari opportunità di accesso. Come amministrazione riteniamo che il sociale sia un settore fondamentale, sul quale vogliamo investire tutte le risorse possibili: da parte nostra mai nessun taglio al sociale».

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