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Sileoni, Fabi: Intesa minaccia di licenziare ex dipendenti banche venete

Sileoni, Fabi: Intesa minaccia di licenziare ex dipendenti banche venete

Il timore di nuovi tagli se Ca' de Sass non raggiungerà 3 mila pensionamenti. L'8 dicembre con la migrazione informatica chiuderanno le prime 300 filiali, di cui 47 in Veneto, una sola in Friuli a Udine e due a Trento

PADOVA. Mancano poco più di 60 giorni alla migrazione informatica, il vero atto dell'integrazione delle ex popolari venete in Banca Intesa SanPaolo. La data è l'8 dicembre. E la novità è che, contestualmente al cambio di iban dei conti correnti unificati, verranno accorpate quasi 300 filiali: 243 già individuate (la lista sarà inviata ai sindacati in queste ore) più 50 in corso di valutazione. Di queste, 47 sono in Veneto, una sola in Friulia a Udine e due a Trento per 50 sportelli complessivi a Nordest.

In pratica, la metà dei 600 sportelli che il piano prevedeva di tagliare entro il 30 giugno 2019, chiuderanno nel ponte dell'Immacolata. Lo confermano i sindacati che ieri si sono ritrovati davanti a Banca Intesa per il confronto sulla procedura esodi e l'integrazione avviata il 13 luglio scorso.

Ma questa non è l'unica novità.

Lando Maria Sileoni, segretario nazionale della Fabi, ha denunciato ieri il comportamento del responsabile delle relazioni sindacali di Banca Intesa Alfio Filosomi che avrebbe «minacciato», in sede di confronto con le sigle, «di licenziare i lavoratori delle due ex banche venete».

«Siamo al paradosso o al grottesco - spiega Sileoni - il responsabile delle relazioni sindacali del gruppo ha annunciato che, nel caso in cui non aderissero ai prepensionamenti almeno 3 mila lavoratori su una platea di 7 mila nel gruppo Intesa, automaticamente diventerebbero a rischio i posti di lavoro nelle due ex banche venete». «Un'affermazione poi ammorbidita spiegando che si trattava più che altro di tattica» aggiunge il segretario Fabi. Intesa non prende posizione anche se Sileoni chiama in causa direttamente l'ad Carlo Messina: «Ci domandiamo se non sia il caso di intervenire per arginare chi evidentemente è abituato a straripare e a debordare nelle proprie esternazioni verbali. Ritengo che la politica del gruppo, più volte dichiarata dal suo amministratore delegato, non possa essere messa in discussione da alcuno».

Il tema esuberi banche venete dovrebbe essere stato già risolto. Pochi giorni fa si sono chiuse le adesioni al fondo pensionistico volontario e, anche se non sono state comunicate cifre ufficiali, quelle circolate evidenziavano il raggiungimento dell'obiettivo delle mille uscite. Ora però si apre il tema dei 3 mila che devono lasciare il perimetro di Intesa. Le sigle ieri hanno chiesto, e la banca ha accolto l'istanza, di allargare il bacino previsto a coloro che matureranno i requisiti entro il 2023 per raggiungere il numero necessario (l'accordo di luglio dava come deadline il 2022). «Dovrebbe essere una passeggiata - dice Sileoni - visto che il bacino stimato è di 7 mila».

I costi dell'intera operazione sono interamente coperti dal decreto di liquidazione delle ex popolari venete. Le uscite ex Bpvi e Veneto Banca si concretizzeranno tra ottobre e fine anno, quelle di Intesa a partire da 1 gennaio 2018 sino al 30 giugno 2019. Inizia intanto in questi giorni la formazione degli ex dipendenti delle popolari per l'accesso alla piattaforma Intesa operativa per tutto il gruppo da lunedì 11 dicembre. Intesa ha individuato una task force da 1600 colleghi per affiancare, da dicembre a gennaio, gli ex Bpvi e Veneto Banca, oggi divisione a sé in mano a Gabriele Piccini afferente alla Banca dei Territori di cui è responsabile Stefano Barrese. Sindacati e Intesa torneranno

a incontrarsi il 4 ottobre.

Ad oggi non ci sono, invece, notizie per i 700 dipendenti fuori perimetro Intesa e coinvolti dalla liquidazione. «Il problema qui - chiude Sileoni - è trovare chi compra». I liquidatori hanno per decreto sei mesi di tempo, fino al 26 dicembre 2017.

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