Marghera, riesplode la rabbia operaia
Incontro-assemblea con i parlamentari. Subito dopo blocco con falò al Petrolchimico
di Michele Bugliari
MARGHERA. Nemmeno l’incontro con la Commissione
parlamentare in «missione» a Porto Marghera, ha tranquillizzato i
lavoratori. Un centinaio di loro ha deciso, ieri pomeriggio, di
bloccare con travi e falò via della Chimica, imprendendo i cambi
turni negli impianti a «rischio di incidente». La tensione è
riesplosa anche tra i lavoratori Alcoa che oggi vanno dal
governatore Galan.
Già alle 6 di ieri mattina, in attesa dell’incontro-assemblea con
i deputati della Commissione Attività Produttive in visita, sono
cominciati i primi presidi di operai di Vinyls e Montefibre.
Intorno alle 9 è iniziata la «tregua», in concomitanza con l’i
ncontro in Capannone, per poi riprendere nel pomeriggio.
La Commissione. L’incontro con i parlamentari è avvenuto nello
storico Capannone del Petrolchimico che ha sempre ospitato le
assemblee sindacali. Ai lavoratori in cassa integrazione, mobilità
o a rischio di perdere presto il posto di lavoro, il presidente
della Commissione parlamentare, Andrea Gibelli della Lega, ha
assicurato che la venuta a Porto Marghera «non è una visita di
circostanza ma è un incontro, pensato per accendere un faro su
Porto Marghera. Abbiamo scelto di ascoltare direttamente i
lavoratori e gli imprenditori, evitando di farci raccontare la
crisi a Roma». «La chimica - ha aggiunto - è un settore
assolutamente irrinunciabile e faremo tutti gli sforzi possibili
per salvarla. Siamo riusciti a ottenere un risultato importante, a
Porto Torres, dove la crisi era più grave di quella veneziana, per
cui dobbiamo farcela anche qui».
Sindacati contro Eni. Nel loro intervento i segretari dei chimici
di Cgilm, Cisl, Uil (Colletti, Meneghetti, Don) hanno accusato i
Governi, sia quello in carica che quello che l’ha preceduto, di
aver sempre dichiarato che la «chimica è strategica» senza avere
prodotto fatti conseguenti. I sindacalisti non hanno sollevato
nessuna critica sull’operato dei tre commissari di Vinyls, malgrado
la loro gestione abbia solo prodotto più debiti senza garantire ne
il riavvio della produzione né una nuova soluzione imprenditoriale.
Ancora una volta, invece, hanno chiesto al Governo di «imporre»
sull’Eni, affinché i commissari di Vinyls possano chiudere l’a
ccordo sulle forniture a prezzi scontati, in modo da riavviare al
più presto la produzione.
Critiche ai commissari. L’unico che ha puntato, anche se
indirettamente, il dito contro la gestione commissariale -
assicurata a Vinyls dagli avvocati Pizzigati e Simeone e l’i
ngegnere Appeddu - è stato lo stesso Gibelli. «Il ruolo dei
commissari - ha detto il deputato leghista - troppo spesso è legato
al fallimento delle aziende e non al loro salvataggio. Abbiamo
bisogno di commissari che abbiano una visione industriale e non
solo da avvocati. Preferisco avere a che fare con Eni, con cui la
politica può negoziare, piuttosto che con delle multinazionali
straniere che chiudono gli stabilimenti e scappano dal nostro
Paese, da un giorno all’altro».
Nuove proteste. Gli applausi più fragorosi sono andati, comunque,
agli interventi di sindacalisti e operai che hanno proposto nuove e
più dure proteste, compresa l’occupazione delle fabbriche. Giorgio
Molin. segretario della Fiom-Cgil, ha conquistato gli applausi dei
lavoratori metalmeccanici dell’Alcoa - a rischio di perdere il
posto di lavoro - ma anche dei chimici più esasperati. «Per
difendere l’industria e i suoi posti di lavoro a Porto Marghera
dovremo occupare le fabbriche» ha urlato Molin invocando «un tavolo
con la presidenza del Consiglio, per tutte le crisi aperte a Porto
Marghera». I sindacalisti hanno apprezzato l’intervento e l’impegno
della Commissione parlamentare, m alla fine hanno ribadito che se
da «Roma non arriveranno fatti concreti e positivi, siamo pronti a
mobilitare i lavoratori» con blocchi stradali che potranno
coinvolgere anche il ponte della Libertà.
(10 novembre 2009)