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lunedì 22.03.2010 ore 15.28
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Marghera, riesplode la rabbia operaia

Incontro-assemblea con i parlamentari. Subito dopo blocco con falò al Petrolchimico
di Michele Bugliari
MARGHERA. Nemmeno l’incontro con la Commissione parlamentare in «missione» a Porto Marghera, ha tranquillizzato i lavoratori. Un centinaio di loro ha deciso, ieri pomeriggio, di bloccare con travi e falò via della Chimica, imprendendo i cambi turni negli impianti a «rischio di incidente». La tensione è riesplosa anche tra i lavoratori Alcoa che oggi vanno dal governatore Galan.

Già alle 6 di ieri mattina, in attesa dell’incontro-assemblea con i deputati della Commissione Attività Produttive in visita, sono cominciati i primi presidi di operai di Vinyls e Montefibre. Intorno alle 9 è iniziata la «tregua», in concomitanza con l’i ncontro in Capannone, per poi riprendere nel pomeriggio.

La Commissione. L’incontro con i parlamentari è avvenuto nello storico Capannone del Petrolchimico che ha sempre ospitato le assemblee sindacali. Ai lavoratori in cassa integrazione, mobilità o a rischio di perdere presto il posto di lavoro, il presidente della Commissione parlamentare, Andrea Gibelli della Lega, ha assicurato che la venuta a Porto Marghera «non è una visita di circostanza ma è un incontro, pensato per accendere un faro su Porto Marghera. Abbiamo scelto di ascoltare direttamente i lavoratori e gli imprenditori, evitando di farci raccontare la crisi a Roma». «La chimica - ha aggiunto - è un settore assolutamente irrinunciabile e faremo tutti gli sforzi possibili per salvarla. Siamo riusciti a ottenere un risultato importante, a Porto Torres, dove la crisi era più grave di quella veneziana, per cui dobbiamo farcela anche qui».

Sindacati contro Eni. Nel loro intervento i segretari dei chimici di Cgilm, Cisl, Uil (Colletti, Meneghetti, Don) hanno accusato i Governi, sia quello in carica che quello che l’ha preceduto, di aver sempre dichiarato che la «chimica è strategica» senza avere prodotto fatti conseguenti. I sindacalisti non hanno sollevato nessuna critica sull’operato dei tre commissari di Vinyls, malgrado la loro gestione abbia solo prodotto più debiti senza garantire ne il riavvio della produzione né una nuova soluzione imprenditoriale. Ancora una volta, invece, hanno chiesto al Governo di «imporre» sull’Eni, affinché i commissari di Vinyls possano chiudere l’a ccordo sulle forniture a prezzi scontati, in modo da riavviare al più presto la produzione.


Critiche ai commissari. L’unico che ha puntato, anche se indirettamente, il dito contro la gestione commissariale - assicurata a Vinyls dagli avvocati Pizzigati e Simeone e l’i ngegnere Appeddu - è stato lo stesso Gibelli. «Il ruolo dei commissari - ha detto il deputato leghista - troppo spesso è legato al fallimento delle aziende e non al loro salvataggio. Abbiamo bisogno di commissari che abbiano una visione industriale e non solo da avvocati. Preferisco avere a che fare con Eni, con cui la politica può negoziare, piuttosto che con delle multinazionali straniere che chiudono gli stabilimenti e scappano dal nostro Paese, da un giorno all’altro».

Nuove proteste. Gli applausi più fragorosi sono andati, comunque, agli interventi di sindacalisti e operai che hanno proposto nuove e più dure proteste, compresa l’occupazione delle fabbriche. Giorgio Molin. segretario della Fiom-Cgil, ha conquistato gli applausi dei lavoratori metalmeccanici dell’Alcoa - a rischio di perdere il posto di lavoro - ma anche dei chimici più esasperati. «Per difendere l’industria e i suoi posti di lavoro a Porto Marghera dovremo occupare le fabbriche» ha urlato Molin invocando «un tavolo con la presidenza del Consiglio, per tutte le crisi aperte a Porto Marghera». I sindacalisti hanno apprezzato l’intervento e l’impegno della Commissione parlamentare, m alla fine hanno ribadito che se da «Roma non arriveranno fatti concreti e positivi, siamo pronti a mobilitare i lavoratori» con blocchi stradali che potranno coinvolgere anche il ponte della Libertà.
(10 novembre 2009)
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