Compra la casa dai vigili, ma è abusiva
Giovane di Sant’Erasmo si rivolge alla Procura: l’edificio ha avuto i soldi pubblici ma non le autorizzazioni
di Alberto Vitucci
Ha comprato la casa da una cooperativa di vigili. Ma adesso proprio
i vigili urbani, insieme ai tecnici dell’Edilizia privata del
Comune, gli hanno contestato un abuso edilizio: la sua casa nuova
di zecca dovrà essere in parte demolita, perché il secondo piano
non era autorizzato.
Una vicenda incredibile, quella che accade a Sant’Erasmo. E che
potrebbe avere presto sviluppi clamorosi. Il proprietario
«truffato» ha infatti deciso di rivolgersi alla magistratura per
vedere tutelati i suoi diritti e non vedersi «dimezzata» la casa
regolarmente acquistata. «Non è possibile», dice, «che questa
cooperativa che ha utilizzato fondi pubblici per l’Edilizia
residenziale mi abbia venduto una casa non in regola». La storia
riguarda una giovane famiglia di Castello che aveva deciso di
andare a vivere a Sant’Erasmo. «Abbiamo visto che c’era questa
occasione», racconta D.Z, 40 anni, il capofamiglia, «prezzi di
mercato ma abbastanza abbordabili. Abbiamo comprato la casa dalla
cooperativa di vigili urbani e siamo andati ad abitarci». Il gruppo
di case, che ospita otto famiglie, si trova a metà strada tra la
chiesa e il cimitero, lungo la strada che porta verso est. Luogo
suggestivo, circondato dai campi, a due passi dal vaporetto. La
cooperativa aveva beneficiato dei fondi Peep per l’Edilizia
convenzionata, e le case appena costruite sono state vendute a
privati. Ma è arrivata la sorpresa. «L’altro giorno», racconta
D.Z., «sono arrivati i vigili con il tecnico dell’Edilizia privata.
Ci hanno verbalizzato l’abuso edilizio, dicendo che la mansarda non
è autorizzata. Si tratta a nostro avviso di una truffa, e a questo
punto abbiamo pensato di presentare denuncia». Anche perché nelle
stesse condizioni ci sono gli altri vicini di casa. In qualche caso
si è scoperto anche che il giaradino non era dei privati ma
accatastato in modo diverso, come area condominiale». Altre
«incongruenze» riguardano le scale esterne, il sottotetto, le
altezze.
Dopo il sopralluogo l’Edilizia privata ha notificato il verbale
agli interessati e alla Procura. «Adesso siamo sotto inchiesta per
abuso edilizio», dice disperato il giovane proprietario, «ma noi in
questa storia non c’entriamo. Abbiamo acquistato una casa da una
cooperativa di dipendenti pubblici, con il timbro del notaio. E
adesso non possiamo certo demolirla».
Perché così prevede la legge, dato che il condono non è più in
vigore e il Piano casa non si può applicare su superfici abusive
già realizzate. Un danno da milioni di euro, e soprattutto una
«truffa» che i piccoli proprietari non intendono subire.
In Comune è già stata disposta una indagine amministrativa sulla
vicenda. Possibile che nessuno abbia controllato la legittimità
delle plenimetrie e dei progetti prima di erogare i fondi destinati
ai progetti dell’area Peep? Possibile che il notaio abbia
trascritto l’atto del cambio di proprietà se davvero risultavano
anomalìe così evidenti tra l’edificio autorizzato e quello
realizzato? Fatto sta che adesso la pentola è scoperchiata. D.Z.,
insieme ai suoi vicini, ha già presentato un esposto in Procura. E
una denuncia circostanziata su quello che è avvenuto. Si tratterà
di far luce su quei passaggi di proprietà, apparentemente regolari,
che hanno portato adesso otto famiglie a dover rispondere di un
abuso edilizio non commesso. «Nel frattempo», dice il proprietario,
«vorrei che ci dicessero dove mando a vivere la mia famiglia se mi
dimezzano la casa».
(27 novembre 2009)