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martedì 09.02.2010 ore 19.33
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Compra la casa dai vigili, ma è abusiva

Giovane di Sant’Erasmo si rivolge alla Procura: l’edificio ha avuto i soldi pubblici ma non le autorizzazioni
di Alberto Vitucci
Ha comprato la casa da una cooperativa di vigili. Ma adesso proprio i vigili urbani, insieme ai tecnici dell’Edilizia privata del Comune, gli hanno contestato un abuso edilizio: la sua casa nuova di zecca dovrà essere in parte demolita, perché il secondo piano non era autorizzato.

Una vicenda incredibile, quella che accade a Sant’Erasmo. E che potrebbe avere presto sviluppi clamorosi. Il proprietario «truffato» ha infatti deciso di rivolgersi alla magistratura per vedere tutelati i suoi diritti e non vedersi «dimezzata» la casa regolarmente acquistata. «Non è possibile», dice, «che questa cooperativa che ha utilizzato fondi pubblici per l’Edilizia residenziale mi abbia venduto una casa non in regola». La storia riguarda una giovane famiglia di Castello che aveva deciso di andare a vivere a Sant’Erasmo. «Abbiamo visto che c’era questa occasione», racconta D.Z, 40 anni, il capofamiglia, «prezzi di mercato ma abbastanza abbordabili. Abbiamo comprato la casa dalla cooperativa di vigili urbani e siamo andati ad abitarci». Il gruppo di case, che ospita otto famiglie, si trova a metà strada tra la chiesa e il cimitero, lungo la strada che porta verso est. Luogo suggestivo, circondato dai campi, a due passi dal vaporetto. La cooperativa aveva beneficiato dei fondi Peep per l’Edilizia convenzionata, e le case appena costruite sono state vendute a privati. Ma è arrivata la sorpresa. «L’altro giorno», racconta D.Z., «sono arrivati i vigili con il tecnico dell’Edilizia privata. Ci hanno verbalizzato l’abuso edilizio, dicendo che la mansarda non è autorizzata. Si tratta a nostro avviso di una truffa, e a questo punto abbiamo pensato di presentare denuncia». Anche perché nelle stesse condizioni ci sono gli altri vicini di casa. In qualche caso si è scoperto anche che il giaradino non era dei privati ma accatastato in modo diverso, come area condominiale». Altre «incongruenze» riguardano le scale esterne, il sottotetto, le altezze.


Dopo il sopralluogo l’Edilizia privata ha notificato il verbale agli interessati e alla Procura. «Adesso siamo sotto inchiesta per abuso edilizio», dice disperato il giovane proprietario, «ma noi in questa storia non c’entriamo. Abbiamo acquistato una casa da una cooperativa di dipendenti pubblici, con il timbro del notaio. E adesso non possiamo certo demolirla».

Perché così prevede la legge, dato che il condono non è più in vigore e il Piano casa non si può applicare su superfici abusive già realizzate. Un danno da milioni di euro, e soprattutto una «truffa» che i piccoli proprietari non intendono subire.

In Comune è già stata disposta una indagine amministrativa sulla vicenda. Possibile che nessuno abbia controllato la legittimità delle plenimetrie e dei progetti prima di erogare i fondi destinati ai progetti dell’area Peep? Possibile che il notaio abbia trascritto l’atto del cambio di proprietà se davvero risultavano anomalìe così evidenti tra l’edificio autorizzato e quello realizzato? Fatto sta che adesso la pentola è scoperchiata. D.Z., insieme ai suoi vicini, ha già presentato un esposto in Procura. E una denuncia circostanziata su quello che è avvenuto. Si tratterà di far luce su quei passaggi di proprietà, apparentemente regolari, che hanno portato adesso otto famiglie a dover rispondere di un abuso edilizio non commesso. «Nel frattempo», dice il proprietario, «vorrei che ci dicessero dove mando a vivere la mia famiglia se mi dimezzano la casa».
(27 novembre 2009)
 
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