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martedì 09.02.2010 ore 19.33
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Pendolari, calvario quotidiano in treno tra Quarto e Venezia

«Non riesco mai a fare un viaggio seduta». «Costretti a stare in piedi e non si arriva in orario»
di Marta Artico
QUARTO D’ALTINO. La stazione di Quarto si riempie improvvisamente. Alle 7 in punto di mattina ci sono due, tre persone. Nell’arco di dieci minuti, la piccola sala d’attesa straripa di pendolari. Lungo il sottopassaggio che porta ai binari, studenti e lavoratori stanno appiccicati, in attesa dei treni. E’ una mattina di pioggia, l’acqua non ferma chi deve prendere il treno per recarsi al lavoro. All’interno della sala d’aspetto, una delle due emettitrici di biglietti automatica è rotta. Sopra ci sta scritto «guasta». L’altra non accetta banconote da 50 euro e neppure bancomat o carta di credito. Solo pezzi di taglia piccola, o ancora monete. I treni per Venezia provenienti da Trieste o Portogruaro, diretti e regionali, delle 7.15, 7.26, hanno già 10 minuti per ciascuno di ritardo. Quello delle 7.50 per ora «solo» cinque. Pian piano i pendolari si spostano verso il sottopasso, da dove proviene un fischio assordante che non diminuisce. E’ l’a scensore, bloccato. Evidentemente durante la notte un cortocircuito l’ha mandato in tilt.

Ora è stato riparato ma accade spesso che si blocchi nei giorni di pioggia, creando un disagio specialmente ai disabili che lo utilizzano per raggiungere i binari. Pensiline alla stazione di Quarto, non ce ne sono. Ecco perché chiunque non voglia rimanere al vento ed alla pioggia, deve starsene lungo i corridoi del sottopasso che porta ai binari. I pendolari hanno chiesto più volte di potersi riparare, finora non c’è stato verso. Qualcuno si arrischia a salire, poi ci ripensa. Non c’è più un buco lungo scala che porta al binario. Il disagio più sentito, però, sono le carrozze dove non si trova un posto a sedere nemmeno a pagarlo oro. Le tante persone in piedi, già lo sanno. «Ho un abbonamento in seconda classe - spiega Lucia Ceccato - non riesco mai fare un viaggio seduta. Il treno delle 7.15 è pieno, ma anche quello delle 7.55, anche perché qui confluiscono pendolari provenienti da Roncade, Casale, San Cipriano, Musestre.


Quando non si trova da sedere, proviamo ad andare in prima classe: alcuni controllori non ci fanno stare nemmeno in piedi, anche se in verità dovrebbero se la seconda è piena». Prosegue: «La situazione non è per nulla migliorata, a maggio e giugno dell’anno scorso ci hanno fatto lo sconto sull’abbonamento per via dei ritardi». Una volta scaduti i 10 minuti, la massa di pendolari si appropinqua al binario. Ma il treno non si vede. I dieci minuti si moltiplicano. Poi si sente il fischio e il treno giunge, con 20 minuti di ritardo. Come preannunciato, solo posti in piedi, schiacciati come le sardine. Non si va né avanti né indietro. I ragazzi con lo zaino, si accalcano tra le carrozze, vicino ai bagni. Solo in prima classe si riesce a ricavarsi un piccolo spazio vitale, in piedi, sperando che non arrivi il controllore.

Gli studenti sbuffano. «Ho 6 giustificazioni di ritardo all’anno - dice una ragazza rivolta alla compagna - le ho quasi finite. Come faccio oggi?». La maggior parte studia a Mestre, molti negli istituti del centro storico. Anche il treno delle 9.58 ha una mezzora di ritardo. Le cose non vanno poi meglio alla stazione di Gaggio. «Le obliteratrici sono rotte - da fine estate - spiega un pendolare - se ne funziona una è tanto. Per non parlare delle pensiline: se piove col vento, pioggia per tutti». A Gaggio sono state costruite, ma non riparano perché sono troppo strette. E c’è poi il problema del sottopassaggio. «Oramai è stato tutto sporcato e non c’è una telecamera che riprenda i vandalismi. La stazione è isolata, se una ragazza sola viene aggredita di sera, non c’è nessuno cui chiedere aiuto».
(13 novembre 2009)
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