Pendolari, calvario quotidiano in treno tra Quarto e Venezia
«Non riesco mai a fare un viaggio seduta». «Costretti a stare in piedi e non si arriva in orario»
di Marta Artico
QUARTO D’ALTINO. La stazione di Quarto si riempie
improvvisamente. Alle 7 in punto di mattina ci sono due, tre
persone. Nell’arco di dieci minuti, la piccola sala d’attesa
straripa di pendolari. Lungo il sottopassaggio che porta ai binari,
studenti e lavoratori stanno appiccicati, in attesa dei treni. E’
una mattina di pioggia, l’acqua non ferma chi deve prendere il
treno per recarsi al lavoro. All’interno della sala d’aspetto, una
delle due emettitrici di biglietti automatica è rotta. Sopra ci sta
scritto «guasta». L’altra non accetta banconote da 50 euro e
neppure bancomat o carta di credito. Solo pezzi di taglia piccola,
o ancora monete. I treni per Venezia provenienti da Trieste o
Portogruaro, diretti e regionali, delle 7.15, 7.26, hanno già 10
minuti per ciascuno di ritardo. Quello delle 7.50 per ora «solo»
cinque. Pian piano i pendolari si spostano verso il sottopasso, da
dove proviene un fischio assordante che non diminuisce. E’ l’a
scensore, bloccato. Evidentemente durante la notte un cortocircuito
l’ha mandato in tilt.
Ora è stato riparato ma accade spesso che si blocchi nei giorni di
pioggia, creando un disagio specialmente ai disabili che lo
utilizzano per raggiungere i binari. Pensiline alla stazione di
Quarto, non ce ne sono. Ecco perché chiunque non voglia rimanere al
vento ed alla pioggia, deve starsene lungo i corridoi del
sottopasso che porta ai binari. I pendolari hanno chiesto più volte
di potersi riparare, finora non c’è stato verso. Qualcuno si
arrischia a salire, poi ci ripensa. Non c’è più un buco lungo scala
che porta al binario. Il disagio più sentito, però, sono le
carrozze dove non si trova un posto a sedere nemmeno a pagarlo oro.
Le tante persone in piedi, già lo sanno. «Ho un abbonamento in
seconda classe - spiega Lucia Ceccato - non riesco mai fare un
viaggio seduta. Il treno delle 7.15 è pieno, ma anche quello delle
7.55, anche perché qui confluiscono pendolari provenienti da
Roncade, Casale, San Cipriano, Musestre.
Quando non si trova da sedere, proviamo ad andare in prima classe:
alcuni controllori non ci fanno stare nemmeno in piedi, anche se in
verità dovrebbero se la seconda è piena». Prosegue: «La situazione
non è per nulla migliorata, a maggio e giugno dell’anno scorso ci
hanno fatto lo sconto sull’abbonamento per via dei ritardi». Una
volta scaduti i 10 minuti, la massa di pendolari si appropinqua al
binario. Ma il treno non si vede. I dieci minuti si moltiplicano.
Poi si sente il fischio e il treno giunge, con 20 minuti di
ritardo. Come preannunciato, solo posti in piedi, schiacciati come
le sardine. Non si va né avanti né indietro. I ragazzi con lo
zaino, si accalcano tra le carrozze, vicino ai bagni. Solo in prima
classe si riesce a ricavarsi un piccolo spazio vitale, in piedi,
sperando che non arrivi il controllore.
Gli studenti sbuffano. «Ho 6 giustificazioni di ritardo all’anno -
dice una ragazza rivolta alla compagna - le ho quasi finite. Come
faccio oggi?». La maggior parte studia a Mestre, molti negli
istituti del centro storico. Anche il treno delle 9.58 ha una
mezzora di ritardo. Le cose non vanno poi meglio alla stazione di
Gaggio. «Le obliteratrici sono rotte - da fine estate - spiega un
pendolare - se ne funziona una è tanto. Per non parlare delle
pensiline: se piove col vento, pioggia per tutti». A Gaggio sono
state costruite, ma non riparano perché sono troppo strette. E c’è
poi il problema del sottopassaggio. «Oramai è stato tutto sporcato
e non c’è una telecamera che riprenda i vandalismi. La stazione è
isolata, se una ragazza sola viene aggredita di sera, non c’è
nessuno cui chiedere aiuto».
(13 novembre 2009)