Armato di spada e incappucciato, l'imitatore di Assassin's Creed spaventa Venezia. Due denunce in Procura
In calle "l’assassino" del videogioco. Il giovane sbuca all’improvviso davanti alle passanti, sguaina due spade e caccia un urlo sovraumano. Imita l’Ezio Auditore del videogame "Assassin’s Creed II". Ci sono già due denunce
di Giorgio Cecchetti
C’è un giovane veneziano che vuole imitare l’Ezio Auditore del
videogame «Assassin’s Creed II» e con un mantello e cappuccio, ma
soprattutto con due spade, che sfodera improvvisamente, spaventa
giovani e meno giovani donne in centro storico. Ci sono già due
denunce. L’anonimo guerriero lagunare vuole imitare il collega
virtuale, reso famoso dalla seconda versione del gioco per computer
che in una sola settimana ha venduto un milione e 600 mila copie e
che altrettante ne venderà in vista del Natale. Videogames con
affresco storico, tanto che le avventure del protagonista,
Auditore, si svolgono tra i vicoli di Firenze e di Roma e anche tra
le calli e i tetti di Venezia.
Avventure che avvengono in pieno Rinascimento, tanto che grazie
alla consolle il protagonista si muove tra mercanti cialieri e
armigeri inseguitori, incontra a Firenze Nicolò Macchiavelli o
Lorenzo de’ Medici e in laguna gli esponenti della famiglia
Barbarigo. E pensare che tutto si deve a un giovane canadese di
Montreal che per l’Italia ha una vera passione. Patrice Desilets,
direttore creativo di «Assassin’s Creed», nel nostro paese ci ha
vissuto per più di un anno da studente universitario ed è rimasto
incantato da Venezia, Firenze e il resto. La ricostruzione storica
è accurata, non si tratta di un pasticcio, in fatto di
architetture, costumi e addirittura di linguaggio. Il giocatore
veste i panni di un nobile fiorentino attaccabrighe, Auditore, che
deve difendere se stesso, la madre e la sorella, dopo che il padre
e gli altri fratelli sono stati giustiziati durante un complotto
(passata nella storia per la congiura dei Pazzi). Deve fuggire,
nascondersi, combattere e lo fa prima tra i vicoli del capoluogo
toscano, poi a Venezia, quindi a Roma. I suoi nemici sono i
Templari e lui si trasforma in sicario.
Per non farsi riconoscere si copre in parte il volto con il
cappuccio di un mantello e per uccidere usa due lame che gli escono
da entrambe le braccia. Il suo imitatore abita evidentemente a
Venezia e ne approfitta per copiare le gesta di Auditore, ma non
aggredisce, non colpisce, almeno fino ad ora. Si limita a comparire
davanti alla prescelta sguainandole davanti due spade,
presumibilmente vere, e cacciando un urlo sovraumano. Fino ad ora
le denunce sono state presentate da donne, due, ma non è escluso
che anche qualche ragazzo o uomo adulto se lo sia trovato davanti e
abbia lasciato correre, abbia scelto di non denunciarlo, pur avendo
provato timore.
Chi ha denunciato il fatto in Procura, invece, paura ne ha preso
parecchia: del resto, trovarsi davanti un incappucciato che ti
sventola due spade sul viso, urlando a squarciagola come se si
trovasse in una campo di battaglia non è cosa di tutti i giorni. E
soprattutto, al momento, non si sa come potrebbe finire. Per
fortuna, invece, dopo aver organizzato la sceneggiata, il
casareccio Auditore se ne va senza toccare la «vittima». E’
probabile che, ora, poliziotti e carabinieri abbiano le indicazioni
di prestare maggiore attenzione, di cercare l’incappucciato con le
spade infilate nei calzoni. Identificarlo e ammonirlo a smetterla.
(11 dicembre 2009)