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domenica 21.03.2010 ore 11.56
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«Acqua alta 250 volte l’anno»

I ricercatori: «Venezia entro il 2100 quasi sempre sommersa»
di Roberta De Rossi
Nel 2100 l’acqua alta eccezionale oltre i 110 cm potrebbe bussare alle porte della laguna da 20 a 250 volte l’anno, contro le quattro delle medie attuali. Per non dover in futuro chiudere Venezia in una bolla - con conseguenze ambientali ed economiche - sarebbe perciò necessario studiare oggi interventi complementari al Mose.

A delineare scenari possibili sull’innalzamento del livello del mare e relative alte maree eccezionali - come effetto di mutazioni climatiche e subsidenza - è uno studio pubblicato su «Climate Dynamics» da Laura Carbognin, Pietro Teatini, Alberto Tomasin e Luigi Tosi, ricercatori dell’Istituto di Scienze del Mare del Cnr.

Tre le ipotesi elaborate dagli studiosi, intrecciando due serie di dati. Da una parte, quelli sull’attuale trend di abbassamento del suolo nella laguna: 0,5 mm l’anno, per il compattamento del sottosuolo, stante l’attuale proibizione di nuove estrazioni. Dall’a ltra, la forbice di previsioni - tra 12 e 47 cm - fornita dall’Ipcc sull’innalzamento del livello medio del mare come conseguenza delle mutazioni climatiche.

Tre ipotesi che - scrivono i ricercatori - variano tra «un moderato fastidio e un’insostenibile aggressione» per la sopravvivenza di Venezia.

Lo scenario più ottimistico fissa a 12 cm l’innalzamento dell’A driatico a fine secolo: aggiunti 5 cm di subsidenza, si raggiungono così 17 cm di «sprofondamento» di Venezia. Conseguenza: 20 possibili acque alte eccezionali l’anno.

Lo scenario «B» prende la media delle previsioni Ipcc che - insieme alla subsidenza - porterebbero a 26 i cm di innalzamento del mare, facendo salire a 30 il numero delle maree oltre quota 110.

Più drammatico il terzo scenario: 53 cm di innalzamento del livello relativo del mare nel 2100. Conseguenza? 250 maree eccezionali: dunque, barriere chiuse 8 mesi l’anno.


«Si tratta di tre possibili scenari: probabilità, sia chiaro, non certezze», non si stanca di ripetere Laura Carbognin, una vita di ricerca passata a studiare la subsidenza a Venezia, «perché al momento le previsioni sulle mutazioni climatiche sono suscettibili di modifiche nel corso del tempo». «Quello che noi diciamo», prosegue, «è che stante questi possibili scenari, la chiusura prolungata del Mose potrebbe determinare conseguenze eco-ambientali sulla vita della laguna che meriterebbero già oggi di essere studiate, per mettere a punto interventi complementari - non alternativi - al Mose stesso. Interventi attuabili qualora le previsioni si dimostrassero nel tempo concrete».

Una proposta da verificare - suggeriscono i ricercatori - può essere quella di innalzare Venezia, in modo tale da rendere meno frequente la chiusura delle barriere. Non si tratta di innalzare le strade, ma tutta la città.

«Non è fantascienza, la tecnica è collaudata in altre parti del mondo: certo, bisogna verificare se sia fattibile a Venezia», prosegue la ricercatrice, «e per fare questo bisognerebbe finanziare uno studio di fattibilità che dia seguito al modello di pre-fattibilità già elaborato da Università di Padova e Cnr per sollevare in 10 anni l’intera laguna - Venezia compresa - di 30 centimetri, iniettando acqua salatata ad altissima pressione a 6-800 metri di profondità». «Certo, per questo servirebbero fondi: non cifre impossibili, ma sicure», conclude la dottoressa Carbognin, «è sempre la solita storia della ricerca in Italia. Noi diciamo: ci sono degli scenari possibili - non certi, ma probabili - sull’innalzamento del livello medio del mare. E aggiungiamo: se questo è il trend, il Mose da solo non basterà, serviranno interventi complementari, per poter ridurre la chiusura delle bocche di porto. Studiamo ora per essere pronti domani».
(25 agosto 2009)
 
 
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