«Acqua alta 250 volte l’anno»
I ricercatori: «Venezia entro il 2100 quasi sempre sommersa»
di Roberta De Rossi
Nel 2100 l’acqua alta eccezionale oltre i 110 cm potrebbe
bussare alle porte della laguna da 20 a 250 volte l’anno, contro le
quattro delle medie attuali. Per non dover in futuro chiudere
Venezia in una bolla - con conseguenze ambientali ed economiche -
sarebbe perciò necessario studiare oggi interventi complementari al
Mose.
A delineare scenari possibili sull’innalzamento del livello del
mare e relative alte maree eccezionali - come effetto di mutazioni
climatiche e subsidenza - è uno studio pubblicato su «Climate
Dynamics» da Laura Carbognin, Pietro Teatini, Alberto Tomasin e
Luigi Tosi, ricercatori dell’Istituto di Scienze del Mare del
Cnr.
Tre le ipotesi elaborate dagli studiosi, intrecciando due serie di
dati. Da una parte, quelli sull’attuale trend di abbassamento del
suolo nella laguna: 0,5 mm l’anno, per il compattamento del
sottosuolo, stante l’attuale proibizione di nuove estrazioni. Dall’a
ltra, la forbice di previsioni - tra 12 e 47 cm - fornita dall’Ipcc
sull’innalzamento del livello medio del mare come conseguenza delle
mutazioni climatiche.
Tre ipotesi che - scrivono i ricercatori - variano tra «un moderato
fastidio e un’insostenibile aggressione» per la sopravvivenza di
Venezia.
Lo scenario più ottimistico fissa a 12 cm l’innalzamento dell’A
driatico a fine secolo: aggiunti 5 cm di subsidenza, si raggiungono
così 17 cm di «sprofondamento» di Venezia. Conseguenza: 20
possibili acque alte eccezionali l’anno.
Lo scenario «B» prende la media delle previsioni Ipcc che - insieme
alla subsidenza - porterebbero a 26 i cm di innalzamento del mare,
facendo salire a 30 il numero delle maree oltre quota 110.
Più drammatico il terzo scenario: 53 cm di innalzamento del livello
relativo del mare nel 2100. Conseguenza? 250 maree eccezionali:
dunque, barriere chiuse 8 mesi l’anno.
«Si tratta di tre possibili scenari: probabilità, sia chiaro, non
certezze», non si stanca di ripetere Laura Carbognin, una vita di
ricerca passata a studiare la subsidenza a Venezia, «perché al
momento le previsioni sulle mutazioni climatiche sono suscettibili
di modifiche nel corso del tempo». «Quello che noi diciamo»,
prosegue, «è che stante questi possibili scenari, la chiusura
prolungata del Mose potrebbe determinare conseguenze eco-ambientali
sulla vita della laguna che meriterebbero già oggi di essere
studiate, per mettere a punto interventi complementari - non
alternativi - al Mose stesso. Interventi attuabili qualora le
previsioni si dimostrassero nel tempo concrete».
Una proposta da verificare - suggeriscono i ricercatori - può
essere quella di innalzare Venezia, in modo tale da rendere meno
frequente la chiusura delle barriere. Non si tratta di innalzare le
strade, ma tutta la città.
«Non è fantascienza, la tecnica è collaudata in altre parti del
mondo: certo, bisogna verificare se sia fattibile a Venezia»,
prosegue la ricercatrice, «e per fare questo bisognerebbe
finanziare uno studio di fattibilità che dia seguito al modello di
pre-fattibilità già elaborato da Università di Padova e Cnr per
sollevare in 10 anni l’intera laguna - Venezia compresa - di 30
centimetri, iniettando acqua salatata ad altissima pressione a
6-800 metri di profondità». «Certo, per questo servirebbero fondi:
non cifre impossibili, ma sicure», conclude la dottoressa
Carbognin, «è sempre la solita storia della ricerca in Italia. Noi
diciamo: ci sono degli scenari possibili - non certi, ma probabili
- sull’innalzamento del livello medio del mare. E aggiungiamo: se
questo è il trend, il Mose da solo non basterà, serviranno
interventi complementari, per poter ridurre la chiusura delle
bocche di porto. Studiamo ora per essere pronti domani».
(25 agosto 2009)