Garbin: «Mai conosciuto Pan»

L’impiegata di Cavarzere al giudice: «Ho fatto solo il mio lavoro»

    Si stanno concludendo in queste ore gli interrogatori di garanzia dei 15 indagati dell’«operazione 168», dal nome dato da Keke “Luca” Pan a diverse attività di via Piave, dove aveva aperto anche la sala giochi che era la sua base operativa. Ieri, a presentarsi davanti al giudice per le indagini preliminari Alberto Scaramuzza - che ha firmato le misure cautelari - è stata Paola Garbin (con l’avvocato Daniele Grasso) addetta di sportello dell’ufficio Anagrafe del Comune di Cavarzere, ora con obbligo di dimora. Secondo l’accusa mossa dai pubblici ministeri Roberto Terzo e Walter Ignazitto, la donna «assicurava la sistematica e totale omissione di controlli sulle richieste di iscrizione di residenza formulate dai cittadini stranieri; forniva al sodalizio le informazioni e la collaborazione necessarie per il miglior esito delle istanze inoltrate al Comune di Cavarzere».

    Il riconoscimento della residenza, con un contratto di lavoro, è condizione essenziale per ottenere il permesso di soggiorno e costavano ben cari nel pacchetto “all included”: da 5 a 14 mila euro a pratica che Keke Pan chiedeva ad ogni immigrato per costruirgli addosso una falsa identità regolare. A differenza di altri indagati, la donna si è difesa dalle accuse, sostenendo di non aver favorito nessuno, di non frequentare né conoscere Pan e ricostruendo la prassi amministrativa: in quanto addetta allo sportello Anagrafe riceveva lei le richieste di nuova residenza, ma poi le pratiche venivano istruite dai colleghi. D’altra parte, per presentare domanda di permesso di soggiorno, bastava accludere ricevuta dell’avvenuta richiesta di residenza. Secondo l’accusa, Garbin - con le componenti dello studio Ferro, la titolare Barbara Ferro e la dipendente Micaela Benedetta Soldato, anche loro con obbligo di dimora - farebbe parte del «terzo livello del sodalizio criminoso di soggetti con responsabilità meramente esecutive e di supporto, fornenti un contributo diretto alla realizzazione degli scopi dell’associazione criminosa», ma «in posizione certamente di minor rilievo». Nelle telefonate tra Pan e i suoi sodali il nome della donna spunta spesso fuori: «Vedo se Paola riesce a fare qualcosa», «Vedo la Paola che mi dice», «L’ho chiesto a Paola che ha detto che adesso ricontrolla di nuovo». Millanterie è la replica della donna. Secondo la ricostruzione della Procura, una ragazza cinese sarebbe assegnata alla donna come badante, salvo poi andarsene dopo qualche settimana. Delle 212 richieste di iscrizione anagrafica effettuate nell’ultimo anno dal Comune di Cavarzere, 56 hanno riguardato soggetti di nazionalità cinese e 42 sono state trattate da Paola Garbin: «Le ricevevo perché addetta allo sportello», si è difesa la donna. (r.d.r.)

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    20 dicembre 2012
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