«Mi chiamo Gordon e sono cattivissimo» , il tormentone è servito

L’allegra brigata di Doliwood e il cuoco più ricco del mondo, così nasce e si moltiplica in rete il fenomeno dell’estate

    di Filippo De Gaspari

    DOLO. «Tosa, pensito de impissare el forno o spetito che el poastro se daga fogo da soeo pa protesta?». È solo l’antipasto.

    Oggi il menù lo prepara Gordon Ramsay, lo chef più famoso di Scozia e più ricco del mondo. Il condimento, bello carico, in questo caso lo ha aggiunto Doliwood, il gruppo della Riviera del Brenta ormai noto in tutto il Veneto per i suoi esilaranti doppiaggi in dialetto veneto. Non solo film: nell’estate 2012 spopolano le spassose locandine di un cuoco sull’orlo di una crisi di nervi: condivisioni Facebook, decine di migliaia di accessi al sito, cellulari bollenti.

    A vederlo, Gordon Ramsey è proprio come lo abbiamo conosciuto nel format televisivo Masterchef o sul canale tv Real Time nel suo ormai celebre “Cucine da incubo”: in preda alla disperazione, di fronte a principianti dei fornelli del tutto incapaci di fare il loro mestiere, tanto da farlo imbestialire di fronte a un filetto scotto o una frittura imbevuta d’olio riscaldato. Un vero e proprio doctor House della cucina: cinico, spietato, irriverente. Gli inetti non li sopporta eppure capitano tutti nella sua cucina. Ramsay, insomma, incarna perfettamente un personaggio Doliwood, capace di disperarsi e imprecare a ogni scivolone culinario dei suoi allievi.

    Nella versione doliwoodiana ovviamente lo fa in dialetto stretto, il che rende molto più l’idea dell’attacco d’ira del momento. Scatti d’archivio che immortalano la reazione scomposta del mago dei fornelli di fronte a una pietanza bruciata, un ritardo nel servizio, un errore imperdonabile: ecco servito, giusto per stare in tema, il tormentone dell’estate. La nuova saga di Doliwood viaggia in rete e nei telefonini e in un paio di mesi ha contagiato tutti. «Ok, secondo ti el granso poro xe cotto?» chiede Gordon al malcapitato di turno. «Sì chef». «Me dito eora chi xe che drio spenzare el careo dei dolsi?».

    Novità delle ultime settimane, giusto per non tradire la genesi cinematografica del successo di Doliwood, è la versione “cult” delle sfuriate di Ramsay, con la presenza di attori famosi. Così sul set troviamo anche Terence Hill e Bud Spencer nei panni di Trinità e Bambino o il grande Doc di “Ritorno al futuro”.

    «Come per tutte le nostre pazzie anche questa è partita per scherzo con una prima scenetta dove Gordon rimproverava un suo cuoco per il dubbio gusto nel fare le capesante con le verze», racconta Giorgio Brugnone, in arte Ciano, l’anima di Doliwood, «è stato il pubblico poi a condividere, moltiplicare e far esplodere questa sequenza sul cuoco più divertente della tv. Non facciamo altro che interpretare le sortite iraconde di questo personaggio in chiave veneta, ma soprattutto inserendole nel contesto della cucina e della ristorazione locale».

    Il successo del Gordon in salsa Doliwwod è stato tale che quella prima immagine si è moltiplicata per oltre un mese: arrivati a 99 imprese diverse, gli ideatori hanno deciso di coinvolgere il pubblico, e sul sito adesso è aperto un gioco collettivo per cercare la migliore immagine degna di fregiarsi del numero 100. Tutti possono inviare il proprio contributo.

    Per ripercorrere la saga basta cliccare su www.doliwood.com. Tra una portata e l’altra resta a malapena il tempo di sbellicarsi. Una chicca, per dessert: «Chef, ea avviso che in cea frigo vissin el storione go fatto su do secie de baette nere che go butà via subito. Pa mi ghe xe un sorze».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    29 luglio 2012

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