Omicidio di Lucia Manca, concesse nuove indagini

Tre mesi e mezzo per altri accertamenti, prossima udienza il 7 novembre. In quella data sarà pronta anche la superperizia difensiva per salvare il marito

    MESTRE

    di Manuela Pivato

    Non c’è pace per Lucia Manca né per i suoi famigliari che dovranno aspettare ancora mesi prima di poter dare sepoltura ai poveri resta della donna. Il collegio dei periti del gip ha infatti chiesto e ottenuto altri tre mesi e mezzo di tempo per approfondire gli esami eseguiti con immensa fatica sulle poche ossa e su qualche brandello di vestito trovati nei boschi del Vicentino il 7 ottobre dell’anno scorso, a tre mesi esatti dalla sua scomparsa.

    Nel corso dell’udienza di ieri in tribunale, alla presenza del sostituto procuratore Francesca Crupi e dei difensori del marito della donna, tuttora in carcere con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere, il giudice per le indagini preliminari Michele Medici ha rinviato al prossimo 7 novembre.

    I suoi periti avranno così altri tre mesi di tempo per svolgere ulteriori accertamenti alla luce dei dati ottenuti sulle analisi effettuate sulle ossa della bancaria di Marcon. Per quella data dovrebbe essere consegnata anche la superperizia della difesa che invece cercherà di dimostare come la donna non sia stata soffocata, con l’obiettivo di far cadere l’accusa di omicidio nei confronti di Renzo Dekleva. Un'impresa non facile anche perché l'uomo, durante i lunghi mesi di indagini che piano piano hanno portato alla sua incriminazione e al suo arresto, ha raccontato un mare di bugie ai carabinieri che si stavano occupando del caso. Fin da quando il 7 luglio dello scorso anno ha denunciato la scomparsa della moglie.

    Secondo i carabinieri della compagnia di Mestre e del Nucleo investigativo non ci sarebbero dubbi: Renzo Dekleva avrebbe ucciso la moglie dopo un litigio, avrebbe caricato il suo cadavere in auto e l’avrebbe poi scaricato in un bosco del Vicentino, lasciando che il tempo (e gli animali) lo facessero sparire.

    Una ricostruzione dei fatti compiuta centinaia di volte cercando di aggiungere ogni volta un altro tassello. Fino al 7 luglio, quando i due rientrano a casa verso le 18 e iniziano a litigare per una questione di denaro che lei aveva spostato dal conto corrente comune col timore che lui usasse i soldi per andarsene con la compagna che da tempo ha.

    Quella stessa sera poi Renzo Dekleva quindi viene visto uscire dall'abitazione e rientrare poco dopo con pizze da asporto. Secondo gli investigatori i due ricominciano a litigare e Dekleva uccide la moglie soffocandola. Quindi corre dalla compagna a Treviso dalla quale arriva in ritardo rispetto all'appuntamento che si erano dati. Rientra a casa prima dell'una di notte. Parcheggia l'auto in cortile, sale in casa, prende il cadavere della moglie e lo porta giù. Lo sistema nel bagagliaio della vettura. È in questo momento che alcune tracce di saliva sua e della moglie finiscono sul montante dello stesso bagagliaio. Da queste tracce i carabinieri del Ris ricaveranno il Dna dei due. Parte alla volta di Cogollo del Cengio. Durante il viaggio il suo smartphone aggancia la cella posta all'altezza di Rubano (Padova) che copre un'area che si spinge fino all'inizio della provincia di Vicenza. Quindi, arrivato a Cogollo del Cengio, abbandona il cadavere della moglie tra gli arbusti. A tradirlo, il telefonino e numerose contraddizioni. Ora l’ultima parola tocca alla perizia del collegio nominato dal giudice delle indagini preliminari.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    18 luglio 2012

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