Un giovane clandestino morto asfissiato in camion

Un’altra tragedia dell’immigrazione al porto, il ragazzo afghano si era imbarcato a Patrasso nella speranza di fuggire dall’inferno e il sogno di una vita migliore

    di Carlo Mion

    VENEZIA. Il corpo era riverso bocconi con la testa verso i porterlloni della cèntina del camion. Una posizione del corpo che fa supporre il disperato tentativo del giovane di uscire dal forno in cui si era trasformato il rimorchio. Un altro dramma dell’immigrazione al porto di Venezia, un altro giovane afghano trovato morto dentro ad un camion su un traghetto proveniente dalla Grecia. È successo mercoledì mattina all’arrivo del traghetto “Kitri II”, proveniente da Patrasso. Il corpo è stato trovato dall’autista bulgaro del camion, all’interno del quale si era nascosto il giovane migrante. Sulla morte indagano gli agenti della polizia di frontiera in servizio al porto di Santa Marta.

    Sono da poco passate le 11. Il traghetto sta attraccando alla banchina e i camionisti sono scesi in stiva per prepararsi ad uscire. Tra questi c’è anche un bulgaro di 50 anni che deve portare il suo tir in Inghilterra. Era salito a Patrasso con un carico di merce varia. Controlla che tutto sia a posto prima di scendere. Apre i portelloni della cèntina e in quel momento si trova davanti una scena raccappricciante: il corpo di un giovane era immobile con la testa rivolta verso l’esterno. È bastato poco al camionista capire che si trattava di un clandestino che nascondendosi all’interno del suo tir aveva cercato di arrivare in Europa. L’autista ha chiesto l’intervento della polizia. Gli agenti in tasca al giovane morto hanno trovato un documento, rilasciato dalle autorità greche. Stando a questo si tratta di un 23enne afghano. Il suo cadavere è stato portato in obitorio in attesa dell’autopsia. Secondo il medico intervenuto sul posto sarebbe morto per il gran caldo patito all’interno della stiva che può raggiungere e superare i 40 gradi.

    «Con la sorte toccata al giovane afghano, continua la sequenza di morti che attende chi cerca di fuggire dalla guerra e dalle persecuzioni e la cui unica colpa è quella di aver inseguito il sogno di una vita migliore. Non si può rimanere insensibili e indifferenti davanti a fatti come questi, poiché sono ormai fin troppo chiari a tutti gli esiti nefasti di una politica sull’immigrazione che va modificata in fretta e radicalmente», ha detto il vice sindaco Sandro Simionato. «Il ministro Riccardi, che a suo tempo si era impegnato per questo, dimostri il coraggio e l’intelligenza che gli riconosciamo e rompa gli indugi. Il tempo delle riflessioni e delle mediazioni al ribasso è terminato».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    13 luglio 2012
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