Ex ospedale al Mare, Padoan mediatore nel braccio di ferro tra Baita e Orsoni

Venezia, una cena con menù molto particolare: “La pace al Lido”. Il direttore dell’Asl 12: «Lo faccio per il bene dell’isola»

    di Alberto Vitucci

    VENEZIA. Una cena per quattro. Per tentare di rimettere insieme i cocci ed evitare la rottura definitiva. Per salvare l’operazione Lido nelle prossime ore si siederanno intorno a un tavolo il sindaco Giorgio Orsoni, il presidente di Mantovani Piergiorgio Baita e quello di Est Capital Gianfranco Mossetto. E il «mediatore», il direttore generale dell’Asl 12 Antonio Padoan. Che ha buoni rapporti con entrambi i soggetti. Avendo partecipato Mantovani alla realizzazione in project financing del nuovo Ospedale di Mestre ed essendo l’Asl di Padoan la società che ha venduto l’Ospedale al Comune. Una mossa a sorpresa. Che Padoan commenta così: «Lo faccio per il bene del Lido», dice, «se questi imprenditori se ne vanno, il danno sarà per tutta la città. Vogliamo lasciare l’ospedale al Mare in quello stato? Il Lido ha bisogno di un turismo d’élite, di un Palazzo dei Congressi». Si cerca di scongiurare l’addio degli imprenditori al progetto Ospedale al Mare. E con questo il tracollo del bilancio comunale, che ha già inserito nel preventivo 2012 61 milioni di euro della compravendita.

    Vicenda in mano al giudice civile, dopo un ricorso della cordata di imprese (la società Real Venice 2 che ha come investitori Mantovani, Condotte e Fincosit, le imprese del Mose, all’80 per cento e Est Capital al 20) che chiede la restituzione della caparra già versata al Comune (31 milioni). Secondo le imprese, il Comune non avrebbe ottemperato dato il via ai lavori della bonifica e al permesso di costruire per la nuova struttura sanitaria dell’isola, che dovrebbe sostituire il Monoblocco. «Noi abbiamo rispettato il contratto firmato, loro no. Chiederemo i danni», aveva commentato a caldo il sindaco Giorgio Orsoni. Parola al giudice, avvocati al lavoro. E una rottura che sembra definitiva. Le due clausole non rispettate potrebbero essere una via d’uscita per le imprese, che hanno accusato il Comune di «non collaborare». Ma anche una via d’uscita per allontanarsi da una operazione immobiliare con investimenti da 100 milioni di euro. Che aveva un senso economico nel 2008, quando venne lanciata. Oggi, con la crisi e le banche che non concedono più fidi, comincia a diventare rischiosa.

    Che fare? Il Comune assicura che il contratto non sarà cambiato, come già successo per ben due volte negli ultimi anni, con il bando di gara che venne rifatto con l’aggiunta della darsena da mille posti a San Nicolò. Dunque? Quale può essere il punto di caduta per evitare la rottura definitiva? La Mantovani cerca altri lavori. Un’ipotesi potrebbe essere proprio il nuovo Palazzo dei Congressi, molto ridimensionato rispetto all’idea originaria. Un invito a ricomporre è stato lanciato anche da Vincenzo Spaziante, commissario straordinario nominato dal governo per costruire il palaCinema e realizzare gli altri progetti dell’isola. Il mosaico però non è completo. Se davvero i privati se ne andranno, come hanno annunciato, il «rilancio» dell’isola potrebbe segnare il passo, il bilancio del Comune andare a picco. Forse, suggeriscono i comitati, «è il momento di utilizzare il tavolo per salvare il progetto e migliorarlo il più possibile. Anche a uso della collettività».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    03 luglio 2012

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