A Jesolo nasce un comitato pro-lucciole: «Lasciatele lavorare»

Contestata la “guerra” alle prostitute. L’imprenditore Paolo Vanin: «Inutile mettere in fuga i clienti. Basta verificare che le donne non siano sfruttate»

    di Giovanni Cagnassi

    JESOLO. Prostituzione sul litorale, mentre dilaga il fenomeno, e aumentano le sanzioni, nasce un comitato a difesa delle ragazze. A proporlo è Paolo Vanin, imprenditore jesolano, titolare di varie agenzie di scommesse sportive. Dopo tante multe ai clienti delle lucciole, operazioni e controlli anche ai danni di clienti magari pizzicati con "le braghe calate", l'imprenditore jesolano lancia una proposta ad effetto: «Tuteliamo le ragazze, sono parte del nostro patrimonio turistico».

    Belle, giovani, un po' discinte, ma non troppo, le decine di giovani comunitarie, per lo più rumene e ungheresi, sembrano dare il benvenuto la sera agli ospiti di Jesolo. Il sindaco Valerio Zoggia e l'assessore alla sicurezza Luigi Rizzo hanno dato un giro di vite per combattere il fenomeno. E impartito le direttive al comando dei vigili che con carabinieri e polizia, ha elevato 100 sanzioni a clienti e prostitute, per 450 euro l’una, in un paio di mesi.

    «Una situazione imbarazzante per tanti clienti», dice Vanin, «e difficile per queste belle e giovani ragazze che in fondo fanno il loro lavoro. Noi siamo un gruppo che le vuole difendere. Crediamo che, se non sono costrette o maltrattate dagli sfruttatori, abbiano fatto una scelta di lavoro. Basta con questa politica moralista e bacchettona».

    Una giovane che "lavora" sulle strade jesolane confida: «Ho provato a fare la stagione come cameriera, ma ho guadagnato stipendi da fame e una volta che una mia amica è entrata a salutarmi, dieci secondi, il datore di lavoro mi ha urlato davanti a tutti. Ora sono padrona di me stessa».

    Tante storie di vita, una diversa dall'altra. Anni fa l'allora assessore ai servizi sociali Daniele Bison aveva cercato di consolidare una squadra di assistenza e monitoraggio delle ragazze assieme alla questura, Comune di Venezia e Asl. «Andiamo alla radice del problema e del disagio se esiste», conclude Vanin, «Cerchiamo di capire se vi siano organizzazioni criminali dietro alle giovani. Ma se ciò non fosse, non è giusto perseguitare i clienti, , solo per un po' di svago e piacere ricercato con un rapporto mercenario. E pensiamo a queste ragazze, per una volta, che si guadagnano il pane sulla strada, in piedi per ore, davanti alle auto che passano e le osservano. Anche loro hanno il diritto di guadagnarsi da vivere».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    03 luglio 2012

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