Le mani della Camorra nel Veneziano

Cinquanta imprenditori vittime di estorsioni: don Ciotti, prefetto e Unioncamere firmano il protocollo anti-racket

    MESTRE. Qui non si contano morti ammazzati, non si vedono girare per negozi e aziende mafiosi con la coppola che pretendono il pizzo. Ma la criminalità organizzata esiste anche nel Nord Italia, in Veneto e pure a Venezia e provincia, dove si sta facendo sempre più strada nel fitto tessuto di piccole e medie imprese, sia industriali che agricole e commerciali. L’inquietante certezza che nessuno, nemmeno a Venezia, si salva dalla enorme potenza delle mafie, è arrivata dalla «Giornata della legalità», celebrata ieri prima con un incontro - organizzato dalla Provincia e dalla Camera di Commercio - tra i ragazzi delle scuole medie superiori di Mestre e don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione Libera e poi con la firma di un «protocollo di legalità» ratificato dal prefetto di Venezia.

    Chi avesse dei dubbi sul fatto che la criminalità organizzata – quella che Roberto Saviano racconta nel suo romanzo «Gomorra» – sia giunta anche da noi basta legge l’ultimo rapporto della Direzione nazionale anti-mafia (Dia), in cui si può leggere che nell’aprile dell’anno scorso il Gip di Venezia ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere «per 27 imputati (nelle zone di Eraclea e San Donà), 25 dei quali sono stati accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, collegata a clan campano dei casalesi, in cui i singoli associati si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà da esso derivante per commettere delitti di ogni genere e principalmente delitti di usura, estorsione, detenzione e porto di armi, danneggiamenti, sequestro di persona, esercizio abusivo d’attività finanziarie, falsi in scritture private per acquisire il controllo di attività economiche, concessioni e autorizzazioni varie». Nel rapporto della Dia si parla di ben «50 imprenditori operanti nel distretto di Venezia, assoggettati ad usura e oggetto di estorsione per costringerli a versare i ratei usurai, ovvero a cedere ad un prezzo grandemente inferiore al reale le loro aziende o partecipazioni societarie, beni immobili e mobili, a tal fine compiendo atti di intimidazione, aggressioni, percosse, lesioni e attentati incendiari». Altre indagini in corso riguardano infilitrazioni della mafia siciliana nel Veneto Orientale (Jesolo) e a Venezia, come pure a Porto Marghera nel traffico dei rifiuti, Del resto l’intero Veneto risulta essere al 6° posto per i beni confiscati alla mafia; al 5° posto per le operazioni finanziarie sospette, con 689 segnalazioni pervenute alla Dia soltanto nei primi sei mesi del 2010 e al 10° posto per il traffico di droga; è la terza regione italiana per quantità di eroina sequestrata (130 chili nel 2009) e addirittura la seconda per la cocaina, tutti business che arricchiscono proprio la criminalità organizzata e la sua ragnatela di complici, sia nella società private che nelle istituzioni pubbliche. Senza parlare della contraffazione, altro settore caro alla criminalità organizzata nostrana e internazionale: gli ispettori della Camera di Commercio di Venezia lo scorso anno hanno posto sotto sequestro oltre seimila pezzi tra giocattoli, occhiali da sole, prodotti elettrici, tessili e di souvenir e bigiotteria varia, e negli ultimi tre anni hanno elevato sanzioni per oltre un milione e duecento mila euro. C’è quanto basta per far decidere la Camera di Commercio a sottoscrivere un «protocollo d’intesa» con l’associazione Libera, nata nel 1995 - come ha ricordato ieri don Ciotti, - Veneto di nascita (Pieve di Cadore), emigrato a Torino con la famiglia negli anni Cinquanta - con l'intento di «risvegliare e coinvolgere la società civile nella lotta a tutte le mafia, nella promozione della legalità e della giustizia e nell’utilizzo a fini pubblici dei beni sequestrati ai boss mafiosi e camorristi». Oggi Libera è un coordinamento di oltre 1.500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, impegnate a «costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità e della giustizia». Il carisma di don Ciotti e la profondità dei suoi ragionamenti, non a caso, ha catalizzato ieri mattina - all’auditorium della Provincia di Venezia, in via Forte Marghera - l’attenzione di 260 studenti mestrini presenti, mentre altri hanno seguito in diretta l’incontro con don Ciotti, la presidente Zaccariotto, il Prefetto Cuttaia e i rappresentanti della Camera di Commercio e delle associazioni imprenditoriali veneziane. «La speranza di un mondo migliore, più giusto, equo e libero ha due figli - ha detto don Ciotti accomiatandosi dagli studenti - la rabbia e il coraggio di reagire».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    24 febbraio 2012

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