Un imprenditore sostiene che l’ex ad della Padova-Venezia gli disse che avrebbe fatto di tutto per farlo entrare nella costruzione della Nogara Mare, in sub-appalto alla Mantovani che, per Brentan, «avrebbe preso il grosso dell’appalto»
di Giorgio Cecchetti
VENEZIA - «Altro elemento che fonda come assai accentuata e pienamente attuale l’esigenza cautelare riguarda il fatto che tuttora Lino Brentan rivesta la carica di amministratore delegato della società Nogara Mare spa. Basti pensare, al riguardo, questo eloquente passo dal verbale d’interrogatorio dell’1 marzo 2011 reso da Giuseppe Barison: “Preciso che Brentan, all’incontro dell’hotel, mi aveva parlato di lavori relativi alla Nogara-Mare e che avrebbe fatto di tutto per farci prendere qualcosa, magari in subappalto dalla Mantovani, che probabilmente avrebbe preso il grosso dell’appalto”». Si tratta di uno dei passi più interessanti delle 11 pagine delle motivazioni con cui il giudice Alberta Beccaro del Tribunale del riesame di Venezia spiega perchè Brentan debba rimanere agli arresti domiciliari.
Ma chiarisce anche che le indagini del pubblico ministero Stefano Ancillotto non sono concluse, anzi: la gara d’appalto per la Nogara Mare deve essere ancora espletata, la decisione di pubblicare il bando della gara in concessione è stata presa il 20 dicembre scorso dalla giunta regionale. Si tratta della prima e vera autostrada regionale, 107 chilometri che uniscono l’A22 del Brennero alla Nuova Romea, un appalto da due miliari di euro . Eppure, stando all’imprenditore Barison (che ha già patteggiato per le tangenti in Provincia), Brentan, amministratore delegato della società che gestisce quell’appalto, già sapeva che a vincere la gara sarebbe stata la Mantovani di Piergiorgio Baita.
Per i giudici del Tribunale, l’indagato sarebbe connotato «dallo spregio dimostrato per il perseguimento dell’interesse pubblico e dalla ricerca intensiva ed insistita del tornaconto personale». L’esigenza cautelare nei suoi confronti sarebbe sussistente «per l’ampiezza, ramificazione, sedimentazione delle condotte criminose in un arco poliennale sino all’epoca recente (2010)». I difensori, gli avvocati Stefano Mirate e Giovanni Molin, avevano puntato alla revoca dell’ordinanza di custodia cautelare per corruzione affermando che le accuse non sarebbero suffragate da idonei riscontri e sarebbero in ogni caso inattendibili e calunniose. «Ritiene per converso il Tribunale – si legge – che il quadro indiziario presenti i requisiti di gravità richiesti ».
Per gli episodi di corruzione contestati i giudici sostengono che si sorreggono e riscontrano a vicenda le dichiarazioni dell’imprenditore di Campolongo Maggiore Silvano Benetazzo e quelle del suo socio, il trevigiano Barison. Il primo aveva dichiarato: «A fronte dei lavori per la Società autostradale ho pagato a Brentan somme di danaro in tranches da 10 mila o 20 mila euro. Complessivamente ritengo di aver corrisposto a Brentan circa 60 mila euro».
Per quanto riguarda l’altro episodio, si riscontrano a vicenda le dichiarazioni dell’ex funzionario della Provincia Claudio Carlon e quelle dell’ingegner Luigi Rizzo,. Il pm ha consegnato in udienza le dichiarazioni di quest’ultimo. Ecco alcuni stralci: «Brentan, dopo le prime consulenze, mi disse che se volevo lavorare dovevo pagare e, meglio, corrispondergli una percentuale sugli importi che la società autostradale mi avrebbe liquidato. La percentuale richiesta era all’incirca del 10 per cento. Da quel che ricordo ho versato a Brentan le prime somme verso la prima metà degli anni 2000. L’ultimo lavoro che ho svolto è stata la direzione lavori della posa in opera delle bariere fonoassorbenti.Ricordo che successivamente, nel 2010, ho corrispodto a Brentan l’ultima percentuale pattuita. Gli consegnai poco meno di 10 mila euro nella mia autovettura, mentre ci stavamo recando a mangiare a Marghera, vicino a Panorama. Nel corso di questi anni io ho sempre pagato Brentan puntualmente, cercando di rispettare nella sostanza le sue richieste, credo di aver corrisposto negli ultimi 5-6 anni attorno ai 100 mila euro. Brentan non mi disse mai nulla sulla destinazione di tali somme».
Infine, ci sono le dichiarazioni di un ex dirigente della società Ha descritto l’indagato come uno che esercitava il «potere assoluto» e lo aveva stupito che le scelte di imprese e professionisti «non fossero fatte su criteri meritocratici, ma basate su conoscenze personali dell’amministratore delegato». E ancora il Tribunale del riesame «non ravvisa in capo a nessuno dei dichiaranti alcun motivo di astio, rancore o risentimento tale da poter indurre a ritenere il carattere calunnioso delle loro dichiarazioni, così come invece adombrato dalla difesa e dallo stesso Brentan nel suo interrogatorio». E i due difensori, ancor prima di conoscere queste motivazioni, hanno presentato un altro ricorso, che sarà discusso il 7 marzo.