Il cantante sul palco della Fenice al ballo della Cavalchina insieme a Patty Pravo A Palazzo Pisani Moretta la festa «Queensessence» di Antonia Sautter
Patty Pravo a cavallo, vestita di pizzo nera, minuta come una bambola ma con una voce che non perdona. Fa il suo ingresso alla Fenice in groppa a un destriero bianco, chiede un sorso d’acqua e canta a beneficio delle centinaia di ospiti paganti che le dedicano una standing ovation per essersi esibita con la febbre e il mal di gola. Patty Pravo, James Blunt (pubblico femminile dai 18 ai 70 anni in deliquio), José Carreras, Katia Ricciarelli, Giorgio Pasotti e i due cuochi tre stelle Michelin Massimiliano Alajmo e Alain Passard tutti insieme sul palco del teatro, sabato sera, per il ballo della Cavalchina e la consegna dei Cavalchina Awards, riconoscimenti a chi nella vita ce la mette tutta e sale così in alto che più in alto (quasi) non si può.
Prima i premi e poi il ballo, ma tra i premi e balli c’è stato di tutto. Lo sventolio di piume, velluti, parrucche, nastrini, corpetti, tricorni, mantelle nel foyer del teatro dove le dame del Settecento s’incrociavano con Avatar, infaticabile ragazzo che ha impiegato cinque ore a dipingersi il corpo di blu e tre ore e imprigionare i capelli in un mazzo di treccioline. Dove Cecilia Matteucci distribuiva i suoi sorrisi nelle vesti di «amante di d’Annunzio», ovvero kimono dell’Ottocento, body di metallo Versace e maschera d’oro. Dove Matteo Corvino, regista dell’evento, controllava se filava liscio il flusso ipnotico dei costumi e degli smoking che raggiungeva i palchi e la platea. Tra i tanti, Fabio Cerchiai, Fabrizio Plessi, Stefano Contini, l’artista serbo Mitoraj, naturalmente il sovrintendente Cristiano Chiarot che ha premiato i vincitori, e ancora Nicoletta Romanoff in una nuovola di tulle rosa pallido. «E’ l’abito che sognavo da una vita» dirà poi sul palco prima di lasciare spazio agli acrobati, al fantasista della carta Ennio Marchetto e ai dj Mauro Ferrucci e Tommy Vee. Post Cavalchina per James Blunt a Palazzina Grassi.
Dall’altra parte del Canal Grande, nella stessa sera e alla stessa ora, Antonia Sautter bella come una regina riceveva i suoi ospiti al Ballo del Doge tra monumentali costumi alti fino al soffitto dai quali germogliavano rami che si intrecciavano sui soffitti di Palazzo Pisani Moretta.
Un anno di lavoro, notti intere insieme alle sarte del suo atelier a disegnare, immaginare, tagliare, cucire, tempestare le sete di tutto ciò che luccica per la serata «Queensessence», essenza di regina imperdibile per 350 ospiti arrivati da tutto il mondo come il consulente di Obama Juan Verde, la stilista Aghata Ruiz de la Prada, la principessa Beatrice d'Orleans e, da due calli più in là, gli assessori Raffaele Speranzon e Roberto Panciera e la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto nei panni (profetici?) di Caterina Cornaro.
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