Mira. Corridori (Cisl) a trenta metri d’altezza per un’ora. «Da quattro mesi senza stipendio per i ritardi del governo»
MIRA
Ha preso una coperta e un k-way per il freddo e la pioggia, una mela contro i morsi della fame. Ed è salito. Ieri mattina poco prima delle 10 Michele Corridori, operaio della Pansac e delegato della Femca-Cisl è salito su una torre-antenna dello stabilimento, sistemandosi ad un’altezza di una trentina di metri, e rimanendovi per circa un’ora, prima di scendere, su invito di tutti i delegati sindacali, dei carabinieri e dell’assessore provinciale al Lavoro, Paolino D’Anna. Un gesto di disperazione, che Corridori motiva così.
«La mia situazione e quella dei miei colleghi è disperata - spiega Corridori –, da metà novembre non percepiamo i soldi della cassa integrazione, l’ultima somma arrivata è di 290 euro per la prima metà di novembre, poi non è arrivato più nulla, e tutto perché il ministero del Lavoro non ha ancora firmato l’autorizzazione che permette all’Inps l’erogazione dei soldi, siamo disperati, come facciamo ad andare avanti così». L’idea è maturata nella notte. Poco prima delle 10 Corridori è entrato in azienda, e si è arrampicato sulla torretta. Un giro di telefonate è nell’arco di pochi minuti allo stabilimento di Mira sono arrivati alcuni delegati Cisl e Cigl, e poi l’assessore D’Anna. Corridori ha parlato al telefono anche con la direzione del personale dell’azienda e, anche dopo l’invito dei colleghi, ha deciso di scendere. L’importante però era lanciare un messaggio, sottolineare il malessere degli operai dell’azienda. «Io sarei rimasto su fino a martedì – spiega lui - poi ho deciso di scendere, anche per non far preoccupare nessuno». Martedì alle 13.30 è infatti in programma l’incontro tra azienda, sindacati e governo al ministero dello Sviluppo economico.
La convocazione, arrivata mercoledì 15, segue di pochi giorni la nomina dell’avvocato Marco Cappelletto da parte del ministro Corrado Passera a commissario unico straordinario per la Pansac, dopo la relazione positiva del tribunale fallimentare di Milano secondo cui ci sono, pur tra evidenti difficoltà, le possibilità di ripartire. «Il mio gesto non era per protestare contro l’azienda o le istituzioni locali, che si stanno dando da fare – aggiunge il delegato Cisl – ma contro il governo, deve capire che deve muoversi con procedura d’urgenza, che non possiamo restare quattro mesi senza stipendio». L’incontro di martedì, oltre a delineare le direttrici che il commissario Cappelletto ha intenzione di percorrere per rilanciare l’azienda, servirà proprio per firmare il nuovo periodo di cassa integrazione con la nuova gestione commissariale di Cappelletto. L’avvocato, apprezzato in fabbrica per il lavoro fatto fino ad oggi, sta in queste settimane cercando di recuperare la fiducia dei clienti i Pansac, molti dei quali nel corso degli ultimi due anni si sono rivolti a concorrenti dell’azienda mirese. Oggi negli stabilimento di Mira sono attive due linee di produzione, troppo poche per poter dire che la produzione è ripartita e il peggio è passato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA