Il pm muove nuove accuse a Brentan

Ieri il tribunale del Riesame ha respinto il ricorso dei difensori. L’indagato rimane agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione

    di Giorgio Cecchetti

    Lino Brentan (nella foto al momento del suo arrivo in tribunale a Venezia) resta agli arresti domiciliari nella sua villetta di Campolongo Maggiore. Ieri, il Tribunale del riesame presieduto dal giudice Patrizia Montuori ha respinto il ricorso presentato dagli avvocati difensori Giovanni Molin e Stefano Mirate, che puntavano alla revoca dell’ordinanza di custodia cautelare per corruzione. In aula, si è presentato anche il rappresentante della Procura, mentre Brentan è rimasto a casa a causa di un lutto familiare: il pubblico ministero Stefano Ancillotto ha messo a disposizione due nuovi verbali di persone che ha sentito dopo che ai polsi dell’ex amministratore della Società Autostrade Venezia-Padova sono scattate le manette. Uno è indagato per corruzione, è l’ingegner Luigi Rizzo, che da Brentan ha ottenuto consulenze per l’Autostrada per un milione e 122 mila euro. Il professionista che in un primo interrogatorio aveva negato questa circostanza ha ora ammesso, raccontando particolari inediti.

    L’ingegner Rizzo ha innanzitutto sostenuto di aver pagato una tangente dal 7 al 10 per cento del la cifra complessiva delle consulenze ottenute nelle mani di Brentan. Ha riferito che due volte all’anno - fino al 2010 - si incontrava con lui e gli consegnava la busta, dentro in un’occasione c’erano ottomila euro, in un ’altra 14 mila e, comunque, sempre cifre di questa grandezza. In tutto avrebbe consegnato poco più di centomila euro tra il 2007 e il 2010. Per cercare di giustificarsi, infine, avrebbe sostenuto che soprattutto negli ultimi anni era di fatto costretto a pagare per poter lavorare con la Società autostrada, visto che quel impegno lo assorbiva talmente che aveva abbandonato tutti gli altri clienti. Insomma, era rimasta la sua unica risorsa e avrebbe subito una sorta di concussione.

    Evidentemente, il giorno dell’interrogatorio di Brentan (il 7 febbraio scorso), il pm aveva già raccolto le dichiarazioni dell’ingegnere , tanto che aveva insistito a porre sul suo conto domande all’indagato: «Che rapporti ha con Rizzo?» gli aveva chiesto. «Rapporti di amicizia, ogni tanto andiamo a pranzo assieme...Siamo amici, un’amicizia che è rimasta inalterata» aveva risposto. Dunque, l’ingegnere, per stessa ammissione di Brentan, non ha alcun motivo di risentimento o di astio nei suoi confronti e le sue dichiarazioni accusatorie, dunque, non possono essere che genuine.

    L’altro verbale reso pubblico è stato quello di un dirigente della società al vertice della quale c’era Brentan. Sentito come persona informata sui fatti, ha raccontato che quando l’esponente del Pd era arrivato aveva riunito i dirigenti tecnici e amministrativi spiegando cloro che da quel momento comandava lui. Il dirigente ha sostenuto che l’amministratore delegato invadeva continuamente il campo che prima apparteneva loro: metteva il naso su tutte le assunzioni e sulla scelta delle ditte a cui affidare i lavori, anche quelli più piccoli. «Adesso che sono arrivato si cambia, le scelte le faccio io» avrebbe più volte ripetuto. Eppure Brentan, nel suo lungo interrogatorio, al giudice Antonio Liguori, che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare, aveva sostenuto parlando di sè in terza persona: «L’80 per cento delle delibere, piccole delibere, non vengono fatte dall’amministratore delegato, che non si va a disturbare per queste cose qua, cioè non si va da Brentan a chiedere fa la delibera per dare l’incarico di 19 mila euro».

    A «incastrare» Brentan per primo è stato l’ingegnere della Provincia Claudio Carlon, arrestato per corruzione e peculato. Per ottenere un patteggiamento di tre anni e sei mesi di reclusione aveva reso un lungo interrogatorio al pm Ancillotto, una parte del quale è ancora coperto da omissis perchè i nomi che avrebbe rivelato sono finiti sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori della Guardia di finanza, ma non sono ancora indagati.

    18 febbraio 2012

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