Fiale dopanti alle palestre Tre infermiere nei guai

Dolo. Una rinviata a giudizio, le altre patteggiano un anno di reclusione Sono accusate di aver piazzato migliaia di dosi grazie a ricette falsificate

    di Giorgio Cecchetti

    DOLO

    Per ottenere quei farmaci piuttosto costosi senza pagarli inventavano piani terapeutici, falsificavano le ricette e pure la firma non era loro, ma quella di un ginecologo dell’ospedale di Padova. Poi quelle fiale, migliaia secondo l’accusa, le vendevano alle palestre che mettevano a disposizione in modo clandestino sostanze dopanti perchè contenevano ormoni, quelli che gonfiano artificialmente i muscoli.

    Ieri, sono comparse davanti al giudice di Venezia Roberta Marchiori tre operatrici sanitarie dell’Uls 13 di Dolo e Mirano. Una, Anna Silvestro (53 anni, di Stra), ha scelto il processo in aula ed è stata rinviata a giudizio, mentre altre due hanno cercato e trovato l’accordo con il pubblico ministero Paola Tonini. Così hanno patteggiato una pena di un anno di reclusione e duemila e 400 euro di multa Teresa Platerotti (51 anni, di Noventa Padovana) e Camelia Burca (44 anni, di origini rumene ma residente a Vigonovo).

    Una quarta infermiera aveva raggiunto l’accordo con la rappresentante della Procura in precedenza, un anno e sette mesi di reclusione: una pena maggiore delle altre perchè, stando al capo d’imputazione, sarebbe stata lei ad ideare il sistema per raggirare le strutture sanitarie. Tutte dovevano rispondere di truffa aggravata e falso materiale.

    I fatti risalgono a due anni fa. Le imputate ideavano falsi piani terapeutici - sarebbero stati quattro - per sconfiggere la sterilità da parte di altrettante pazienti e si presentavano nelle farmacie per farsi consegnare due tipi di farmaci adatti allo scopo.

    Le ricette che avevano in mano erano firmate da un ginecologo padovano, che poi è risultato del tutto estraneo alla vicenda. Le donne utilizzavano soltanto la sua firma, apponendola sotto le ricette per ottenere i medicinali gratuitamente. Le confezioni contenevano dieci fiale ciascuno e sarebbero migliaia quelle che sarebbero riuscite a farsi consegnare. Ottocento fiale in un’occasione, altre mille in un’altra e altre mille una terza. Dopo averle ricevute grazie alle prescrizioni fasulle, le piazzavano alle palestre, che le avrebbero utilizzate come sostanze dopanti. Le indagini coordinate dal pubblico ministero lagunare Tonini sono partite dagli accertamenti svolti dai carabinieri del Nucleo antisofisticazioni, che in seguito alle perquisizioni in alcune palestre avevano trovato le fiale provenienti dalle farmacie di competenza dell’Uls 13.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    18 febbraio 2012

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