Marghera, gli esercizi in piazza Mercato tutti gestiti da italiani. La situazione del commercio nell’analisi di Polesel
MARGHERA
Crisi dei consumi, concorrenza degli ipermercati, difficoltà di parcheggio, strade chiuse per i lavori del tram. Queste ed altre sono le difficoltà riscontrate dagli esercenti di Marghera nel corso degli ultimi mesi. Preoccupati per l'impatto che le modifiche alla viabilità del quartiere urbano andranno a produrre sulle loro attività, hanno addirittura pensato di affiggere delle epigrafi provocatorie listate a lutto. Non è del tutto d'accordo il vicepresidente della Municipalità nonché delegato al Commercio, Bruno Polesel, che delinea le criticità ma anche i principali punti di forza del settore. Con qualche buona notizia.
E' vero che il commercio a Marghera è morto?
«Come in altre zone, anche a Marghera il commercio sta attraversando un momento difficile. Non credo sia nemmeno esatto però decretarne la morte. Ci sono troppe novità, troppi aspetti che verranno toccati dal cambiamento. Con l'arrivo della ciclabile a Catene e del tram in via Rinascita, il volto di Marghera cambierà, e tutti ne trarranno prestigio e benefici, anche il commercio».
Quali sono i principali problemi dei negozi di vicinato?
«Anzitutto c'è una difficoltà di carattere generale dovuta alla contrazione dei consumi. A questo, si sommano gli altissimi costi di gestione dei locali, i costi del personale. Molte attività sono a gestione familiare, e questo è già un risparmio, ma se i locali non sono di proprietà, e c'è da pagare un affitto, i prezzi dei rinnovi sono saliti alle stelle. Se poi guardiamo ai dati, ci sono anche delle notizie positive. Per esempio? Nello scorso anno, nella zona di piazza Mercato, sono stati registrati una decina di subentri a favore di commercianti originari del posto. Italiani dunque, e per lo più di Marghera. Un dato sorprendente che dimostra un'inversione di tendenza rispetto al tempo in cui gli unici ad aprire erano rimasti i cinesi. E' un ottimo segnale, ci indica che forse si è concluso un ciclo».
A Catene è in atto una specie di rivoluzione. Pista ciclabile, piazza nuova, nuovi appartamenti. I commercianti sono sul piede di guerra...
«Su via Trieste è in atto una delle trasformazioni più radicali di tutto il nostro territorio, è normale che siano preoccupati. Hanno appena avuto il parco, che è un elemento di valore, avranno la ciclabile, e finalmente una nuova piazza. Temono di perdere la clientela di passaggio, ma non sarà così. La nuova residenzialità prevede un aumento della popolazione in quell'area di almeno 1000 unità, se anche qualcuno dovesse far le spese altrove, sarà ben compensato dai nuovi cittadini in arrivo».
Poi c'è il mercato che va spostato per far passare il tram...
«Questa sarà la partita più difficile che ridisegnerà l'intero assetto economico del centro. Vanno spostati 80 banchi, un terzo del mercato, ma le alternative non sono molte. O verso nord, S. Antonio e via Rizzardi, o verso sud, in via Tommaseo. Non appena terminerà questo gelo, incontreremo le associazioni di categoria degli ambulanti e dei “fissi” mentre già la prossima settimana vedremo l'assessore Rey».
Sia per questo che per Mercato 2000, i banchi fissi di frutta e formaggi che chiedono un riparo dal vento e che in questi giorni tengono chiuso.
«Ma non sono i soli, con questo freddo ieri non si è svolto nemmeno il mercato normale».
Gli esercenti lamentano la concorrenza dei grandi centri commerciali. Non c'è davvero nulla da fare?
«L'ipermercato compra la merce in stock e può permettersi persino il sottocosto. Il cittadino però apprezza molto anche il negozio sotto casa, a patto che la merce sia di qualità e che i prezzi rimangano onesti. Una buona idea potrebbe essere quella di introdurre la flessibilità d'orario. Una legge dello Stato prevede che i negozi possano stare aperti fino alle 22. Un po' impegnativo, ma se servisse a salvare i guadagni, perché no?
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