Popolo delle Libertà al primo congresso provinciale: vota il 52,9 per cento. Alle 22 Dalla Tor in testa con il 58%, a Basso il 42
«Sala vuota, urne piene». La battuta di Paolo Dalla Vecchia sintetizza il primo congresso provinciale del Pdl veneziano, all’hotel Russott di San Giuliano. Fuori, le code di centinaia di persone arrivate da tutta la provincia anche con bus organizzati per votare ai dieci seggi allestiti dal partito. Urne aperte per 6.557 iscritti, più del doppio del Duemila, dalle 11 alle 21 di ieri. Alla fine hanno votato in 3.463, cioè il 52,9%. Alle 22 i voti per Dalla Tor erano al 58%, quelli per Basso al 42%. Dentro, il dibattito politico è stato seguito da pochi, specie dopo gli interventi dei due candidati al ruolo di coordinatore provinciale. Da una parte Mario Dalla Tor, ex socialista e vicepresidente della provincia, coordinatore uscente dato per vincente. Dall’altra il 35enne sindaco di Meolo Michele Basso. L’ispiratore della sua lista, l’ex An Moreno Teso sbotta. «E’ la morte del Pdl, un congresso senza confronto di idee ma solo con un scontro elettorale. Con simili code, andava sospeso. E se qualcuno stava male?E’ democrazia questa?». Una critica che non piace a Renato Chisso che la boccia come «inopportuna» mentre l’assessore provinciale Paolo D’Anna, pro Dalla Tor, si scalda. «Si lamentano della ressa ma anche loro hanno organizzato i pullman per portare la gente a votare. La cosa peggiore? Ci sono scrutatori qui pronti a farsi la lista civica non appena capiscono chi vince». La ressa per il voto degli elettori Pdl che arrivano da Mestre, Chioggia, dal Veneto Orientale prende il sopravvento sul dibattito politico. I due candidati parlano per primi.
Mario Dalla Tor rivendica la forza del partito in provincia. «Siamo noi il riferimento del centrodestra, in questa provincia siamo superiori alla Lega». Servono scelte: «In vista delle Politiche del 2013 serve ricostruire il gruppo dirigente e guardare alle forze moderate del centrodestra che si riconoscono nel Ppe europeo». In tre mesi i congressi comunali; i parlamentari vanno indicati dal territorio e va introdotto il limite dei due mandati. Il partito va unito «lavorando con lealtà,etica e serietà».
Michele Basso usa la parola chiave del cambiamento (il nome della sua lista) e dice di ispirarsi al quarantenne Alfano. Il sindaco di Meolo chiede spazio «alle persone nuove per far crescere il partito dando un vero segnale di democrazia che viene già dal confronto a due di questo congresso» e propone le «Primarie già per le amministrative del 6 maggio». L’ex ministro Renato Brunetta si ritrova a parlare davanti a 50 persone. «Non è vero che abbiamo portato il paese al disastro – dice ai suoi – se lo pensassimo dovremmo portare i libri in tribunale e sciogliere il partito. Dobbiamo andare avanti con orgoglio, pungolando Monti che sta facendo oggi il 20% mentre l’80% l’abbiamo già fatto noi». Renato Chisso si sfoga: «Siamo stati fiocinati alle spalle, tutti. Basta cordate e traditori che a Roma sono fanno quello che vogliono. A Venezia abbiamo fatto passi da gigante, meglio che a Verona. Da domani mettiamo da parte gli ex e parliamo alla nostra gente con parole chiare e univoche». Oggi sempre al Russott la sfida Danesin-Giacomazzi per il congresso comunale di Venezia: 1.600 iscritti alle urne dalle 11 alle 19.
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