Angeli della neve con la valigia pronta

Parla Massimo Zemello, uno dei 230 volontari della Protezione civile sempre pronti a imbracciare badili o motoseghe

    di Simone Bianchi

    Aiutare gli altri per principio e per passione, sacrificando il proprio tempo libero.La vita del volontario di Protezione civile è anche questa. E in questi giorni di neve e maltempo – malgrado da noi la situazione sia sempre stata sotto controllo – loro sono lì, pronti a intervenire non appena scendono i fiocchi bianchi, in attesa di una chiamata. E hanno sempre la valigia pronta nell’armadio la consapevolezza di poter essere utili ovunque serva, in qualsiasi periodo dell’anno.

    La Protezione civile di Venezia può contare su circa 230 volontari suddivisi in vari gruppi.

    Massimo Zemello è uno dei cento che fanno parte del gruppo di Venezia terraferma, in pratica quello operativo su Mestre e dintorni.

    Volontario da sei anni, in Protezione civile ci è entrato nel 2006. Ha 49 anni e lavora come funzionario all’Agenzia delle Entrate ma, se serve, è pronto a partire in poche ore.

    «La mia scelta di entrare nella Protezione civile è stata una logica conseguenza del forte impegno che ho sempre messo in ambito di volontariato – spiega – Quando ero più giovane ho trascorso molti anni come volontario della Croce Rossa, quindi la vocazione ad aiutare gli altri l’ho sempre avuta. Poi, un giorno, mi sono interessato a un corso della Protezione civile, ed è stato un attimo, quasi un colpo di fulmine. In seguito vi ho aderito con ancor maggiore convinzione».

    Aiutare gli altri non è una cosa da tutti, soprattutto quando a essere sacrificato è il proprio tempo libero. «Il volontariato è un fede con la F maiuscola _ sottolinea Massimo Zemello _ ci si mette al servizio del prossimo, consapevoli che quando vieni chiamato al di fuori del tuo territorio, significa che la situazione è molto seria, perchè gli altri volontari del posto in cui intervieni non sono più sufficienti a far fronte all’emergenza. Una delle cose più belle che ci accadono, è che in quei momenti le differenze di età, di cultura o di idee politiche non esistono più. Tutto viene scavalcato dalla volontà di prestare aiuto a chi ne ha bisogno. Si fa squadra ed è una sensazione magnifica che ti gratifica in quello che stai facendo».

    In sei anni Zemello di uscite ne ha fatte parecchie. Non solo sul territorio comunale, ma anche per le emergenze legate al terremoto in Abruzzo, e alle più recenti alluvioni nel Veronese e nel Padovano.

    «Nei ricordi ci sono anche immagini a tinte forti – prosegue – il fattore comune è quello di avere l’impatto con la gente che ha bisogno di te. Da un lato offri qualcosa e dall’altro percepisci la gratitudine che ti arriva da chi è in difficoltà. Cerchi di dare il tuo meglio, ma devi saper fronteggiare anche situazioni, operative e di rapporto umano, in cui il fattore emotivo deve essere in un certo senso governato. Ti rendi conto che, se non ci fosse tutta questa struttura di aiuto in generale, sarebbe difficile dare una risposta a chi è in difficoltà. A casa ti porti qualcosa di particolare che ti resta sempre dentro, compreso un forte arricchimento umano».

    Nell’arco di un anno, la situazione di emergenza capita in media almeno una volta, poi ci sono in media una quindicina di chiamate per quelle attività programmate sul territorio come possono essere il Carnevale o l’Heineken Jammin’ Festival. In tutto, sempre in media, un volontario di Protezione civile “dona” dalle 200 alle 250 ore l’anno. E in questi giorni si è in tema neve, con i volontari pronti a intervenire non appena arriva l’sms dal sistema di allertamento di cui si è dotato il Comune di Venezia».

    «In tal caso si fa affidamento sullo specifico piano comunale – fa notare il volontario mestrino – ma si è sempre pronti a imbracciare un badile per spalare, tagliare un ramo con una motosega oppure presidiare punti pericolosi della città. I casi sono poi due: o ti ricavi ore extra-lavoro, quindi dal tempo libero e dagli spazi dedicati alla tua famiglia, oppure in casi di particolare emergenza l’ente pubblico ci chiama e rifonde il datore di lavoro per la tua assenza. Serve sempre e comunque comprensione per quello che si fa, sia da parte del datore di lavoro che della famiglia».

    Aspetti che non sono per nulla scontati. «In casa può capitare che la tua azione di volontariato sia anche motivo di orgoglio per i figli e la moglie, ed è una bella esperienza – conclude Zemello – Nell’armadio c’è sempre una valigia pronta per andare ovunque si possa essere utile. Lo spirito di sacrificio è importante ma, del resto, senza chi segue la via del volontariato certe situazioni non si potrebbero risolvere. E non è detto che un giorno potresti tu ritrovarti sulla sponda opposta a chiedere aiuto. In questi giorni siamo sempre pronti a intervenire per la neve, per la nostra città: chi è volontario è orgoglioso di farlo».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    12 febbraio 2012

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