Al parco Vega si prepara il “tubicino salva-arterie”

Ricerca di nuovi biomateriali con le nanotecnologie: l’Europa finanzia con sei milioni di euro la cordata di nove aziende capitanata da Explora Biotech

    di Gianni Favarato

    «Un tubicino nanotecnologico di un millietro di diametro da introdurre nelle arterie per rimuovere le placche arteriosclerotiche e rigenerare i tessuti dei vasi sanguigni con una metodologia innovativa, chiamata The Grail, capace di rivoluzionare la medicina cardiovascolare e prevenire infarti e trombosi senza l’utilizzo di invasivi palloncini e by-pass meccanici». In estrema sintesi è questo l’obiettivo del progetto di ricerca avanzata The Grail, coordinato da Explora Biotech, una piccola e giovane azienda di biologi e medici, insediatasi al Parco Vega di Marghera alla fine del 2009.

    Amministratore delegato di Explora Biotech è il giovane e promettente dottor Davide De Lucrezia, 33 anni, molisano di nascita, da quattro anni residente a Venezia e ricercatore a Ca’ Foscari nel pool della professoressa Irene Poli che dirige l’European Centre for Living Technology (Eclt).

    Explora è capofila e coordinatrice di questo progetto di eccellenza, della durata di cinque anni, che coinvolge altri otto laboratori e centri di ricerca medica (italiani, spagnoli, inglesi, olandesi e svizzeri) e potrà contare su un finanziamento della Commissione Europea, nell’ambito di un Consorzio di ricerca Europeo, di ben 6 milioni di euro.

    «Fin dalla sua fondazione, Explora ha lavorato nei propri laboratori al Tecnopolo Tiburtino a Roma nei settori dell’ingegneria delle proteine per applicazioni industriali – spiega De Lucrezia – Negli ultimi anni, sotto la guida del chirurgo vascolare Francesco Severino e del professor Paolo Netti, direttore del centro di ricerca sui biomateriali dell’Università di Napoli, abbiamo iniziato un nuovo programma dedicato alle bio-nanotecnologie per applicazioni biomedicali e non potevamo che finire al parco scientifico e tecnologico Vega e ai laboratori del distretto veneto delle nanotecnlogie. Solo qui, infatti, si possono trovare le condizioni per sviluppare questo progetto di biologia sintetica e ricostruttiva, un settore emergente della biologia molecolare che combina la scienza e l'ingegneria per ottimizzare, ridisegnare e costruire sistemi biologici utilizzando una serie di avanzati biomateriali che stimolano il reclutamento e regolano lo sviluppo delle cellule sane del paziente».

    La cordata di nove partner, capitanata da Explora – che a sua volta collabora con oltre 20 istituti in Europa e in Asia – ha già depositato quattro brevetti e avviato la sperimentazione su animali del «tubicino salva arterie» e punta a realizzare un prototipo adatto ad uso umano nell’arco dei prossimi cinque anni utilizzando i laboratori del distretto delle nanotecnlogie presenti al Vega.

    I partner italiani di Explora Biotech – che ha sede centrale a Roma e laboratorio di nanobiotecnologie al Parco Vega – sono: il Donowa Lifescience Consulting, il Centro di Ricerca Interdipartimentale sui Biomateriali dell'Università di Napoli, oltre a importanti laboratori di bio-ingegneria come l’Instituite of Bioengineering of Catalunya, l’Università di Valladolid (Spagna), il Center for Tissue Engineering (Liverpool), il dipartimento cardiovascolare della Università di Utrecht (Olanda), due aziende Europee attive nel campo delle nanobiotecnologie quali la Conic Cardiovascular (Svizzera) e la Technical Protein Nanobiotechnology (Spagna).

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    12 febbraio 2012

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