Era stato sorpreso a rubare negli impianti sportivi di San Stino, Caorle e Bibione
VENEZIA
La sua «passione» erano le piscine ma non per le nuotate o i tuffi bensì per gli armadietti dei clienti e il loro contenuto. Non solo. Per spostarsi da un impianto sportivo all’altro a fare razzia di cellulari e altri effetti personali di tanto in tanto rubava anche l’auto di chi, nel frattempo, era in piscina ad allenarsi.
Una lunga serie di furti messi a segno tra Motta di Livenza e San Stino per i quali Marian Soroaga, 32 anni, rumeno, ha patteggiato ieri in Tribunale a Venezia due anni di reclusione. L’uomo è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari Daniela Defazio - pm Massimo Michelozzi - per rispondere di una sfilza di furti messi a segno nella primavera del 2011 tra Motta e San Stino. Bersaglio prediletto, gli spogliatoi delle piscine dove riusciva a trovare di tutto: cellulari, portafogli, qualche catenina d’oro e altri oggetti personali che poi cercava di piazzare qua e là. A incastrarlo, dopo una serie di appostamenti, erano stati i carabineri di Portogruaro che infine lo avevano arrestato.
L’uomo non era nuovo a simile imprese. Nel maggio dell’anno scorso aveva patteggiato otto mesi di reclusione, dopo essere stato pizzicato a rubare negli spogliatoi del circolo natatorio di Vittorio Veneto. L’uomo era da tempo controllato dagli investigatori che grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza interna dei centri sportivi gli avevano contestato una quindicina di furti.
Per il rumeno il rubare negli spogliatoi era una vera e propria attività. Nel giro di qualche mese aveva saccheggiato nelle piscine di Portogruaro, San Stino di Livenza, Caorle, Bibione, Oderzo, Lignano, Latisana, Motta di Livenza, Pordenone, Gaiarine e infine Vittorio Veneto. Patteggiato una volta ci è subito ricascato e ieri ha patteggiato la pena per la seconda volta. Questa volta, però, ha rimediato due anni di reclusione.
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