I rappresentanti della Cgil votano contro il pacchetto di nuove norme sul lavoro in banchina: domani la decisione
MARGHERA
Il «fronte del porto» torna ad accendersi sull’eterno problema dell’utilizzo della manodopera nei terminal merci. La Cgil denuncia un «ritorno al passato» e minaccia uno sciopero generale al porto per lunedì prossimo. Lo scontro si è riacceso ieri, dopo che la Commissione consultiva portuale ha approvato a larghissima maggioranza (con i soli due voti contrari dei rappresentanti della Cgil) un pacchetto di nuove norme sul lavoro in banchina da sottoporre all’autorizzazione finale del Comitato Portuale in programma domani. In una nota stampa l’Autorità Portuale di Venezia, presieduta da Paolo Costa, chiarisce le nuove regole proposte dalla Commissione consultiva (dove sono rappresentati tutti gli operatori portuali, le istituzioni e i sindacati dei lavoratori) non sono altro che un «affinamento delle norme sul lavoro portuale per coniugare una maggiore efficienza dei servizi col rispetto di ogni norma sulla sicurezza e la concorrenza».
«Si tratta quindi – spiega una nota dell’Autorità Portuale – di regole che migliorano l’organizzazione dell’attività nei terminal concordando con ognuno di essi le attività affidate a terzi, in casi del tutto eccezionali, richiedendo l’autorizzazione preventiva all’Autorità Portuale che dovrà di volta in volta dare il suo parere».
Ben diversa l’interpretazione dei rappresentati della Cgil in seno alla Commissione – Antonio Cappiello della segreteria Filt-Cgil e Davide Divari, delegato della Cgil nella Nuova Compagnia Lavoratori Portuali – che ieri hanno votato contro.
«Le nuove regole approvate in commissione portano indietro di anni il porto – commenta senza mezzi termini Antonio Cappiello – ricacciandolo ad una condizione di caos assoluto in una fase delicata per i traffici commerciali dovuta alla crisi economica e finanziaria internazionale».
Per Cappiello se il Comitato Portuale approverà queste nuove norme proposte dalla commissione «determinerà una grave rottura della pace sociale e lo trasformerà in un porto disorganizzato e straccione. I nuovi provvedimenti, infatti, consentiranno il proliferare degli appalti creando, nuovamente, situazioni di interferenza lavorative da varie aziende, col rischio di poter produrre un drastico abbassamento della sicurezza sul lavoro visto che così si viola la legge che prevede di dare in concessione le banchine solo ad aziende terminaliste che hanno presentato un piano industriale e hanno i mezzi e gli uomini qualificati ad operare».
Insomma, secondo la Cgil a fare le spese di questa e «selvaggia» liberalizzazione del porto sarà soprattutto la nuova Compagnia Lavoratori Portuali che pochi giorni fa ha ottenuto, dopo un lungo percorso di verifiche e corsi, la certificazione Ohsas 18001 - rilasciata da Dnv- Business Assurance, uno dei principali enti di certificazione indipendente a livello mondiale, «per la gestione della sicurezza e della salute dei lavoratori portuali».
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