L’amministratore regionale: «Ospedale da valorizzare» Ma nel piano sociosanitario a prevalere sono i tagli
«Non abbiamo mai minimamente pensato di chiudere Venezia», né «di ridimensionarne l’operatività ospedaliera: sappiamo bene che è una città con 22 milioni di turisti, ma ancor più di abitanti anziani affetti da multipatologie croniche, in un ambiente che può essere ostile per gli spostamenti: un ospedale come il Civile è assolutamente indispensabile», «abbiamo sostenuto un project financing da 40 milioni di euro per l’area medica proprio nella volontà di non abbandonare questo ospedale, ma valorizzarlo». L’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto scandisce più volte il concetto, davanti a una platea di camici bianchi, nel confronto organizzato dal coordinamento multisindacale dei medici, che chiedono certezze sul futuro del Civile, più uomini e mezzi. Al momento, però, tra le reiterate rassicurazioni dell’assessore e il piano socio sanitario al vaglio della V commissione, ancora un doppio gap: nel testo non vi è traccia dell’ospedale di rete promesso a Venezia e, comunque, le dotazioni stroke sono inferiori a quelle attuali del Civile (niente oculistica, ematologia, medicina nucleare, otorino). «Il Piano è una cornice poi arriveranno le schede sanitarie a riempirla di contenuti e apicalità», risponde Coletto, «comunque, al vaglio della commissione ci sono emendamenti per affermare l’ospedale di rete per Venezia e la sua specificità». Emendamenti presentati da Pd e IdV: nessun rischio politico? «Non vedo perché non dovrebbero essere approvati: il Consiglio può e deve dare risposte ai diversi distretti», commenta Coletto, «ma l’emendamento di giunta è un’ipotesi possibile». E i reparti esclusi dall’ospedale di rete? «Il piano socio sanitario prevede una serie di dotazioni di base», circostanzia il direttore sanità Domenico Mantoan , «ma la storia dei singoli ospedali e dei reparti “altri” che si sono radicati avrà un peso». Ma Coletto ha detto anche un’altra cosa, miele per le orecchie dei medici: «Nell’Usl 12 c’è un’eccessiva offerta ospedaliera pubblico-privata da rivedere e certamente non taglieremo il pubblico: i privati devono essere complementari al pubblico».
«Il Civile è un ospedale sano, nonostante i tanti tagli: abbiamo dato tutto quello che potevamo dare», ha detto in apertura la dottoressa Cristina Leprotti, protavoce del coordinamento medico, «questa è una struttura indispensabile per la città: non si deve e non si possono diminuire i servizi, essenziali per la sicurezza di una popolazione di 250 mila abitanti, tra residenti, pendolari, turisti, studenti, isole e litorale. Non si possono trasferire a Mestre pazienti con emorragia intestinale, infarto, ictus: è a rischio la loro vita». Al termine dell’incontro, sorrisi fiduciosi e applausi.
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