Si alleggerisce la sua posizione: il pm ora lo accusa solo di ricettazione, non più di omicidio
Paolo Pozzobon, in carcere per l’omicidio di Valerio Bari dal 10 agosto dello scorso anno, ieri è stato scarcerato su richiesta del pubblico ministero Stefano Buccini. Non solo: è potuto tornare nella sua casa di Mogliano perchè il rappresentante della Procura ha derubricato il reato di cui deve rispondere. Ora è accusato di ricettazione, quella dell’anello, della collana e dell’orologio del pensionato che lui ha piazzato in due diversi negozi di «Compro e vendo oro».
Giorgio Gaggio, invece, resta in carcere: stando al pm solo lui ha rapinato e ucciso Bari e poi l’ha gettato sul ciglio della strada dove il cadavere è stato trovato da un passante.
A scagionare Pozzobon sono state le telecamere nei pressi del bar dove inizialmente i due erano stati visti entrare assieme, dopo essere scesi dalla Golf di Pozzobon. A raccontarlo agli investigatori della Squadra mobile era stato il titolare del locale, sostenendo che erano arrivati assieme poco prima di mezzogiorno. Le telecamere hanno invece smentito l’unico testimone che puntava il dito contro Pozzobon, difeso dall’avvocato Stefania Pattarello. Le riprese lo inquadrano alle 12.18 del 30 giugno 2011, che arriva da solo, quando Gaggio è già all’interno del locale. Non solo, c’è una telefonata tra i due – Pozzobon chiama Gaggio – alle 11.28 (la morte di Bari è fatta risalire tra le 10 e le 11,30 ). Stando alle accuse iniziali, a quell’ora i due dovevano essere assieme dopo aver ucciso e rapinato il pensionato: i cellulari dimostrano che non l o erano.
Già nell’ordinanza di custodia cautelare il giudice Antonio Liguori insinuava alcuni dubbi sulla partecipazione di Pozzobon all’omicidio, ma la vendita dell’oro e soprattutto la testimonianza del barista lo incastravano. Lui ha sempre negato, quindi l’avvocato Pattarello ha compiuto alcuni accertamenti e soprattutto ha insistito affinché gli inquirenti acquisissero le riprese fatte quel giorno dalla telecamera accanto al locale. E quelle riprese lo hanno scagionato.
Sempre più nei guai è, invece, Gaggio. Prove e indizi raccolti sul suo conto sembrano schiaccianti. L’ultimo è quello scoperto dal medico legale Luciana Caenazzo, che sulla sua Fiat Marea ha trovato i peli del cane di Bari, che evidentemente gli abiti del pensionato hanno lasciato quando il suo cadavere è stato trasportato, dopo che era stato ucciso. Assassinato presumibilmente nel magazzino di Gaggio, dopo essere stato colpito alla testa in modo che non reagisse. Gli sono stati legati i polsi con il nastro adesivo e riempita la bocca con tovaglioli di carta e infilata la testa in un sacchetto. Lo stesso nastro adesivo e gli stessi tovaglioli sono stati sequestrati nel magazzino di Gaggio. Non solo, sul nastro adesivo c’era la saliva di Gaggio, scoperta grazie all’esame del dna:stessa saliva ritrovata sulla cicca di una sigaretta recuperata accanto al corpo del pensionato. L’indagato, infine, ha dato una spiegazione inverosimile di queste circostanze, sostenendo che era stato Pozzobon, invitato la sera precedente a cena a casa sua, a sottrarre nastro adesivo usato e cicca, in modo da sistemarli sul cadavere al fine di «incastralo».
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