L’ex amministratore delegato della Venezia-Padova parla per quattro ore e respinge ogni addebito
Lino Brentan, l’ex amministratore delegato della Società Autostrade Venezia Padova ha risposto per circa quattro ore alle domande del giudice Antonio Liguori, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei suoi confronti, e anche alle contestazioni del pubblico ministero Stefano Ancillotto, che ha diretto le indagini e che ha voluto assistere al lungo interrogatorio. Ha cercato di rintuzzare tutte le accuse anche con il più classico ed antico dei metodi, quello di scaricare su altri, ha anche alzato la voce più volte, tanto che nel corridoio del palazzo di Giustizia di Rialto, dove è arrivato accompagnato dai suoi avvocati, nonostante le doppie porte, si sono udite le sue parole. Se sia riuscito o meno a convincere il giudice lo si vedrà nei prossimi giorni, certo che non sembra aver convinto il rappresentante dell’accusa.
E’ arrivato dalla sua casa di Campolongo Maggiore, dalla quale non è mai più potuto uscire da martedì della scorsa settimana, il giorno in cui i finanzieri del Gico gli hanno notificato l’ordinanza i 63 pagine che lo accusa di tre episodi di corruzione. Con lui due avvocati, Stefano Mirate di Dolo e il penalista mestrino Giovanni Molin, che ha sostituito Gianpaolo Fortunati, in precedenza nominato. «Ha chiarito il suo non coinvolgimento nei fatti contestati punto per punto» ha dichiarato l’avvocato Molin, dopo l’interrogatorio iniziato intorno alle 15, 30 e concluso poco prima delle 20. «Ha contestato tutte le accuse – gli ha fatto eco l’avvocato Mirate – e noi faremo ricorso al Tribunale del riesame, visto che puntiamo alla revoca dell’ordinanza di custodia cautelare». Ricorso che i due legali devono presentare entro dieci giorni dalla notifica dell’ordinanza e, quindi, entro il prossimo venerdì.
Brentan avrebbe innanzitutto sostenuto che solo alcuni di quei provvedimenti che hanno garantito appalti a quelli che, secondo l’accusa, erano i suoi amici imprenditori erano firmati da lui, il resto - la maggioranza - andava invece imputata ai dirigenti degli Uffici tecnici e amministrativi della Società autostrade, che comunque il pubblico ministero ha già sentito in qualità di testimoni. Ha sottolineato che erano loro ad occuparsi dei lavori in questione. Chi lo accusa, cioè gli ex funzionari della Provincia Claudio Carlon e Domenico Ragno, gli imprenditori Domenico Guerrieri, Silvano Benetazzo e Giuseppe Barison, però, sostengono di aver consegnato le mazzette per più di 200 mila euro a lui e non ai dirigenti degli uffici. Ma Brentan, in particolare, non sarebbe riuscito a spiegare perchè le cinque persone che hanno puntato il dito contro di lui lo avrebbero accusato di aver distribuito lavori in cambio di tangenti. Per quanto riguarda uno dei cinque, avrebbe sostenuto che sarebbe stato spinto a parlare per poter uscire dal carcere, per un altro avrebbe spiegato che non sarebbe stato amico suo. Insomma non sarebbe stato in grado di fornire un valido motivo delle loro dichiarazioni .
Anche il pm Ancillotto avrebbe posto alcune domande all’indagato, in particolare se vi erano stati altri imprenditori, oltre a quelli elencati nell’ordinanza, che lo avevano mai pagato per gare d’appalto da lui gestite. Brentan avrebbe risposto con un no secco, mentre proprio nei giorni scorsi il rappresentante dell’accusa avrebbe raccolto la confessione di un sesto imprenditore che si è auto-accusato di corruzione, tanto che per proseguire l’interrogatorio il pm ha dovuto chiamare il suo difensore, riferendo di aver pagato direttamente una tangente all’ex amministratore delegato di Autostrade. Il prossimo appuntamento, comunque, sarà quello davanti ai giudici del Riesame lagunare, tra una decina di giorni. Nel frattempo le indagini del pm e delle «fiamme gialle» proseguono.
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