Mille episodi di spaccio all’anno Arrestato l’ex brigatista Olivero

Il pm gli contesta la vendita di cocaina e marijuana soprattutto nei bar dove giocava alle slot Obbligo di dimora per un’amica accusata di tentata estorsione: avrebbe cercato di riscuotere i crediti

    di Giorgio Cecchetti

    Di nuovo in carcere l’ex brigatista Vittorio Olivero. E’ stato arrestato ieri dai carabinieri per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina e marijuana. Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice veneziano Alberto Scaramuzza c’è finito, oltre al 62enne ex terrorista pentito, una sua amica, la mestrina F.C., per la quale il magistrato ha disposto l’obbligo di dimora. La donna, anche lei ex militante delle formazioni di estrema sinistra veneziane, deve rispondere di tentata estorsione e favoreggiamento. Sono difesi entrambi dall’avvocato Mauro Serpico.

    Il pubblico ministero Giorgio Gava, che ha coordinato le indagini, contesta a Olivero in dodici mesi, tra il giugno 2010 e lo stesso mese dell’anno successivo (venne arrestato il 18 giugno 2011) , di aver spacciato sostanze stupefacente in grande quantità. Il capo d’imputazione è lungo alcune pagine e ricostruisce addirittura circa mille episodi in cui l’ex terrorista avrebbe venduto dosi di cocaina ed erba, buona parte venduti nei bar dove si recava per giocare alle slot. Il 18 giugno dello scorso anno, era stato bloccato con due etti di cocaina e pochi giorni dopo, con rito direttissimo, era stato condannato dal giudice monocratico di Mestre a quattro anni di reclusione. Il 10 ottobre, dopo aver scontato quattro mesi di carcere, era riuscito a ottenere gli arresti domiciliari e ad accoglierlo nella sua casa di Mestre era stata la vecchia amica mestrina, con cui un tempo aveva condiviso sia la passione politica sia quella per le armi.

    F.C., però si sarebbe messa in società con Olivero. Già da quando era in carcere, la donna sarebbe entrata nel carcere per le visite e lui le avrebbe passato alcuni «pizzini» con le istruzioni per recuperare denaro che non aveva incassato in precedenza e di cui era creditore nei confronti degli acquirenti della droga. Insomma, si sarebbe prestata a incassare i soldi dello spaccio in sua vece e avrebbe anche minacciato due persone che si erano rifornite da Olivero e che, secondo la sua contabilità, non avevano ancora pagato.

    Olivero era finito in manette nel primo blitz contro la colonna veneta delle Brigate rosse, quello che aveva preceduto gli arresti scattati dopo la liberazione del generale James Lee Dozier a Padova. Era stato accusato di aver fatto parte del gruppo che aveva ucciso in viale Garibaldi il vice direttore del Petrolchimico Sergio Gori e l’anno successivo in via Rielta il capo della Digos mestrina Alfredo Albanese. Aveva deciso di collaborare poco dopo essere stato arrestato e, grazie anche alle dichiarazioni di altri pentiti, aveva concorso a smantellare la prima colonna brigatista veneta, che poi però si era riformata con gli innesti di militanti arrivati da altre città.

    Grazie alla sua collaborazione era stato condannato a 16 anni, anche perchè le sue indicazioni avevano permesso di scoprire sul Montello l’arsenale delle Br: mitra, pistole ed esplosivo giunti in Veneto sulla barca a vela «Papago». Olivero aveva collaborato con Mario Moretti e gli altri militanti quando erano arrivati in laguna con quel carico di morte, dopo averlo acquisito dagli uomini del leader palestinese Yasser Arafat. Prima di finire sul Montello le armi erano state nascoste un un garage di Campalto, dove Olivero abitava.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    03 febbraio 2012

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