A fuoco materiali plastici che derivano dalla raccolta differenziata dei rifiuti Evacuate tre famiglie residenti in zona e chiusa una decina di aziende vicine
di Filippo De Gaspari
BALLO’
Prima della neve, il fuoco. Fiamme alte decine di metri a due passi dalle case e dalla ferrovia e incubo nube tossica a Ballò di Mirano. A finire in cenere è stato ieri, poco prima di mezzanotte, il capannone della IdealService, in via Stazione 82, ai confini con Cazzago.
Le fiamme si sono sviluppate dal deposito dell’impianto che tratta materiali plastici della raccolta differenziata. È in questa cooperativa che arrivano i contenuti delle campane multimateriale, poi smistati e divisi per tipologia e colore prima di essere imballati e mandati al macero per venire riciclati. Proprio da uno di questi imballaggi è scaturito l’incendio.
Al momento dell’incidente l’azienda era a ciclo fermo, l’ultimo turno infatti finisce alle 22. Restavano in fabbrica solo 4 operai addetti alla manutenzione e pulizia degli impianti. Da uno degli ultimi pressati potrebbe essere iniziato il disastro: secondo l’ipotesi più accreditata, come racconta lo stesso titolare della cooperativa, Enzo Gasparutti, che ha parlato direttamente con gli operai che erano in azienda nel momento in cui si sono sviluppate le fiamme, è probabile che all’interno di un imballo di materie metalliche, come scatolame o lattine, sia finita anche una bomboletta spray.
Lo schiacciamento dei metalli e la compressione del gas residuo all’interno della bomboletta potrebbe aver fatto scattare la scintilla che ha incendiato l’imballaggio di materiale. Quando gli operai se ne sono accorti hanno tentano di spegnere le fiamme, fino a quel momento circoscritte a un involto di pochi chili, con un estintore, mentre veniva allertato anche il 115. Ma il divampare delle fiamme è stato più veloce di ogni operazione di spegnimento: il rogo ha attecchito subito ai vicini imballaggi di plastica, trovando facile presa in materiali polimerici prodotti dalla lavorazione del petrolio.
In poco tempo le fiamme hanno inghiottito anche i macchinari per la lavorazione e i nastri trasportatori per lo smistamento. Agli operai non è rimasto che mettersi in salvo, mentre sul posto arrivavano le prime squadre dei vigili del fuoco da Mestre e Mira, che hanno spento gli impianti per evitare corto circuiti e invaso il capannone con schiuma estinguente.
Le fiamme altissime e il vento di bora alzatosi durante la notte hanno però reso difficile qualsiasi operazione di spegnimento, alimentando l’incendio che dopo poche ore ha sventrato le pareti del capannone e fatto collassare il tetto, parzialmente in eternit, del fabbricato. Le lastre, sbriciolatisi a terra, hanno fatto subito temere il peggio per la salute di soccorritori e residenti, per il pericolo del rilascio nell’aria delle pericolose fibre di amianto. Sul posto anche una squadra Nbcr, il Nucleo biologico chimico e radiologico dei vigili del fuoco, i tecnici Arpav e dell’Asl 13. Proprio l’Arpav ha subito avviato il monitoraggio dell’aria, evidenziando nei punti di massima ricaduta delle ceneri una concentrazione di benzene più elevata rispetto ai valori sopra vento, ma comunque nei limiti.
In giornata, a incendio ormai domato, i fumi hanno iniziato a ricadere nell’area circostante e questo ha consigliato l’evacuazione di tre famiglie residenti in zona e di una decina di aziende. Sul posto anche carabinieri e polizia locale, che hanno isolato l’area fino a sera. Il monitoraggio dell’aria ha interessato anche Dolo, Pianiga, Fiesso e Stra, ma non ha evidenziato particolari criticità. Solo a Ballò è stata decisa in via precauzionale la sospensione delle lezioni alla elementare Manzoni, mentre a Dolo e Pianiga le insegnanti sono state invitate a tenere chiuse finestre e impianti di aerazione. I vigili del fuoco hanno lavorato ininterrottamente martedì notte, ieri e la scorsa notte per aver ragione delle fiamme e per le operazioni di smassamento del materiale bruciato e per evitare la riattivazione di nuovi focolai.
©RIPRODUZIONE RISERVATA