Il direttore della Fondazione: "Nuova primavera per i nostri musei"

Intervista a Gabriella Belli che anticipa progetti e investimenti per i musei civici veneziani: Ca' Pesaro e Correr in primo piano

    di Enrico Tantucci

    VENEZIA.Ca’ Pesaro trasformato nel «vero» Museo del Novecento che ancora manca a Venezia. Il Correr riallestito recuperando l’allestimento originale di Carlo Scarpa, ma anche sede deputata delle grandi mostre che i Musei Civici torneranno a fare a Venezia. Ma soprattutto il reinserimento, finalmente, del sistema museale veneziano in un circuito internazionale con gli altri grandi musei mondiali, da cui si era in parte autoescluso con il passare del tempo. E, ancora, il ritorno a una politica di “squadra” con le altre grandi istituzioni artistiche veneziane, a cominciare da Biennale e Guggenheim.

    Non è poco quello che ha già messo in cantiere Gabriella Belli, nuovo e entusiasta direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia, in pochi mesi di lavoro. Per nulla spaventata dalla carenza di risorse economiche che invece abbondavano nel “suo” Mart di Rovereto che ha lasciato solo da pochi mesi.

    Dottoressa Belli, come si trova alla guida dei Musei Civici Veneziani?
    «Molto bene, si è già creato un bel clima e un lavoro di squadra che inizia a dare i suoi frutti. La cosa che mi ha colpito subito, appena arrivata, è che per il sistema dei Musei Civici lavorino circa 500 persone. Sono le dimensioni di un’azienda importante e per questo l’obiettivo è anche quello di renderla un’impresa efficiente, senza rinunciare a nulla della sua valenza culturale, ma anzi valorizzandola».

    Come si fa?
    «Innanzitutto con una programmazione certa delle attività, almeno su base triennale - indispensabile per relazionarsi con i grandi musei internazionali - che abbia basi economiche solide, per non avere sorprese o imprevisti. Poi puntando a collaborazioni o coproduzioni con altri grandi partner museali - come il Louvre o la National Gallery di Washington - per garantirsi qualità e grandi progetti, abbattendo i costi. Per questo dico subito che sono favorevole a una più intensa politica di prestiti internazionali delle nostre opere, naturalmente con le massime garanzie sulla loro conservazione. E’ un modo per acquistare anche maggiore autorevolezza e visibilità internazionale».

    C’è chi lamenta che, da anni, i Musei Civici non facciano più grandi mostre e chi invece ritiene che non serva, essendoci già altre istituzioni artistiche a Venezia che se ne occupano. Il suo parere?
    «Io sono per i grandi eventi. Organizzeremo una grande mostra l’anno, che abbia anche forte credibilità scientifica e intorno alla quale possano nascere anche altri progetti o collaborazioni. Penso poi a mostre-dossier legate su opere delle nostre collezioni o legate a esse o all’identità dei nostri luoghi, che possano contribuire alla loro valorizzazione».

    Lei ha parlato da subito di Ca’ Pesaro e del Correr come dei due musei che intende subito rilanciare.
    «E’ così. Ca’ Pesaro deve diventare il grande Museo del Novecento che Venezia non ha mai avuto e che merita per la sua storia, necessariamente legato anche a quella della Biennale Arte».

    Più facile a dirsi che a farsi, visto che Ca’ Pesaro ha opere importanti, ma anche molti “buchi”, soprattutto sul secondo Novecento, quando il Comune ha cessato di acquistare per esso le opere delle varie Biennali.
    «E infatti questa è una delle prime cose che punto a fare, d’intesa con il mio presidente: riattivare la politica degli acquisti, naturalmente a prezzi possibili, in occasione delle varie edizioni della Biennale Arte. Quanto alla collezione, penso a prestiti di collezioni private che possano colmare i vuoti e quindi a una politica espositiva, soprattutto dal prossimo anno, che riporti Ca’ Pesaro al centro della scena veneziana. Ma c’è anche molto, nelle sue raccolte, che può essere valorizzato».

    Se Palazzo Ducale resterà - com’è naturale - museo di se stesso, il Correr diventerà la casa delle grandi mostre.
    «
    Deve essere così, anche per la sua posizione privilegiata a San Marco, cambiando anche il percorso di visita e rendendolo meno difficoltoso. Ma anche la collezione permanente va ripensata partendo dal pieno recupero del magnifico allestimento “storico” di Carlo Scarpa, con le opportune innovazioni tecnologiche».

    Finora i Musei Civici hanno seguito una politica un po’ “isolazionista” rispetto alle altre grandi istituzioni artistiche veneziane.
    «Se è avvenuto, non sarà più così. Il rapporto con la Biennale, che è la Biennale più importante del mondo, è essenziale. Ma penso alla Collezione Guggenheim e allo straordinario lavoro che svolge, come un interlocutore naturale dei Musei Civici, senza trascurare istituzioni come Palazzo Grassi, la Fondazione Vedova, la Bevilacqua La Masa. Senza primazie, si può lavorare insieme».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    01 febbraio 2012

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