Allarme dall’indagine sulle infiltrazioni della camorra della Procura antimafia lagunare. Cosa significa l’arresto di 27 persone, molte delle quali hanno ammesso le loro responsabilità
Per il procuratore generale Pietro Calogero non basta la crisi economica con la conseguente penuria di liquidità a spiegare la velocità e la profondità di infiltrazione della banda legata ai Casalesi che ha allungato i suoi tentacoli nel Veneto, in particolare a Padova e Venezia. Il magistrato ha lanciato l’allarme: «Voglio richiamare l’attenzione – ha sottolineato – di quanti hanno responsabilità istituzionali o rivestono ruoli di rappresentanza in settori del mondo economico, finanziario, bancario e del lavoro su una vicenda che, nella sua indubbia capacità di contagio e di diffusione, può suggerire l’elaborazione di efficaci strategie di analoghi fenomeni di illegalità diffusa indotti e comunque favoriti dall’attuale crisi». E ancora: «Intendo sottolineare che alla straordinaria velocità di innesto (appena un anno) e di penetrazione (cento piccole aziende coinvolte) hanno concorso fattori negativi esterni di natura sociale, economica e istituzionale». Sono gli stati di insolvenza o di grave difficoltà di piccoli imprenditori che hanno continuato ad operare nonostante le difficoltà, non pagando creditori, dipendenti ed Erario e inquinando il mercato con l’emissione di fatture per operazione inesistenti per recuperare liquidità; le restrizioni eccessive nell’erogazione di fidi bancari e le brutali procedure di rientro dei prestiti da parte delle banche; le diffuse violazioni dei doverosi controlli e degli obblighi di denuncia sia in ambito bancario sia in quello dei tecnici addetti alle procedure contabili; la deleteria mancanza di trasparenza contabile delle società. L’indagine è della Procura antimafia lagunare che ha portato all’arresto di 27 persone, molte delle quali hanno ammesso le loro responsabilità, e che il pubblico ministero Roberto Terzo ha già concluso.