Salvatore Barba, sismologo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, commenta la serie di terremoti in Emilia: «Siamo in presenza di uno sciame sismico»
ROMA. Siamo in presenza di uno sciame sismico nell'appennino emiliano, "ed è possibile che ci siano altre scosse dopo quella di oggi, anche più forti". Lo dice all'agenzia Agi il sismologo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Salvatore Barba, commentando la scossa di magnitudo 5.4 di oggi nel parmense.
«E' stato un terremoto particolarmente profondo - spiega il sismologo - molto più della media della zona che è di 25-30 chilometri (questo è localizzato a oltre 60 chilometri di profondità, ndr), e questo ha sicuramente attutito l'effetto. Ricordiamo che all'Aquila la profondità fu di appena 7 chilometri. La magnitudo è elevata, ma in questa zona sono possibili magnitudo anche più forti, fino a 6 gradi Richter. E vista la frequenza elevata con cui registriamo scosse nella zona - ribadisce il sismologo dell'Ingv - è possibile che ce ne siano altre».
All'origine delle scosse il movimento della placca adriatica. Come è accaduto nei terremoti avvenuti nei giorni scorsi il Reggiano e prima ancora il Veronese, è stato ancora oggi il movimento della placca Adriatica all'origine della scossa di magnitudo 5.4 che ha colpito l'area compresa fra Parma, Massa Carrara e Reggio
Emilia. E' quindi ancora una volta il movimento della placca Adriatica l'unico legame, indiretto, fra il terremoto di oggi, quelli del Reggiano e la sequenza registrata nel Veronese nella notte fra il 24 e il 25 gennaio, ha rilevato il sismologo Alessandro Amato, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).
A Nord-Est la placca Adriatica spinge verso l'Europa e in questo movimento scorre sotto le Alpi, generando terremoti nella zona di Verona e poi verso il Friuli e le Prealpi; scendendo in direzione Sud, invece, si piega gradualmente sotto l'Appennino, inarcandosi. E' stato questo movimento a generare il terremoto nel Reggiano, in un'area più vicina alla pianura e con una pericolosità sismica classificata come medio-bassa, così come oggi ha colpito un'area più vicina ai rilievi e classificata con una pericolosità medio-alta.