Quarto d’Altino. Alla cerimonia di Emilio Gobbo i ladri hanno aperto la cassaforte con un flessibile e razziato soldi e assegni
di Marta Artico
QUARTO D’ALTINO
Gli svaligiano la casa e aprono la cassaforte mentre i parenti lo stanno ancora piangendo durante la messa. E’ accaduto ieri mattina in viale della Resistenza, mentre nella chiesa di San Michele don Gianni Fassina stava celebrando i funerali di Emilio Gobbo, 89 anni, conosciuto e amato in paese. Gobbo, classe 1922 non era uno qualsiasi. Fino a qualche giorno prima di morire, guidava ancora il trattore, organizzava la sfilata dei carri e raccontava la sua vita, fatta di lavoro e sacrifici. E’ mancato domenica mattina. Proprio sabato c’era stata la benedizione del carro di carnevale, ma lui non si sentiva tanto bene, ma non aveva voluto andare all’ospedale. Ieri i funerali, ai quali hanno partecipato in tantissimi.
Nel mentre i figli Narciso e Franco, che abitava con il padre, si trovavano alla funzione, i ladri si sono introdotti all’interno dell’abitazione a due piani, al civico 99. Hanno forzato la porta al piano terra, poi sono saliti sulle scale, a quel punto è scattato l’allarme. Non si sono fermati nonostante il rumore, hanno continuato nell’impresa. Con un flessibile hanno aperto la cassaforte della camera, ben nascosta proprio per impedire ai malviventi di trovarla, ed hanno portato via quanto c’era all’interno, soldi e assegni ancora non riscossi per un valore superiore ai 6 mila euro. Denaro proveniente dal lavoro del figlio, terzista agricolo e che non era ancora stato depositato in banca. Nella fretta hanno lasciato a terra una mascherina, con la quale si sono riparati gli occhi durante l’apertura della cassaforte, una borsa che forse conteneva il flessibile e un cavo con il quale si sono attaccati alla corrente. Per primo è arrivato un amico di famiglia, che fa il poliziotto, poi i carabinieri e le forze dell’ordine per i rilievi. Terminata la funzione, anche i famigliari, arrabbiati e amareggiati per l’accaduto. «Evidentemente - spiega Narciso Gobbo il figlio e presidente del motoclub Altino - sapevano dove andare, perché hanno agito a colpo sicuro». Non è il primo episodio di questo genere in zona. Anzi. Un fatto che lascia doppiamente sgomenti, perché chiunque abbia deciso di agire, lo ha fatto ben sapendo che ieri in casa non ci sarebbe stato nessuno, perché Emilio Gobbo era mancato e in quel momento si stavano svolgendo i suoi funerali. Gobbo, nato a Silea, era stato migrante in Svizzera: tre settimane fa durante il Pan e Vin organizzato dai figli, uno dei più noti della zona, ha festeggiato l’arrivo dell’anno nuovo con l’entusiasmo di sempre, guardando il falò e raccontando i ricordi di quando in cerca di lavoro, aveva oltrepassato il confine. Una persona generosa e rispettata.
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