Salta la nomina di Malgara alla Biennale: ecco come è andata

I retroscena che hanno portato al passo indietro dell’imprenditore: decisivo il ruolo di Salvo Nastasi, il «nuovo» uomo ombra del ministro Galan. Adesso appare scontata la riconferma di Baratta

    di Enrico Tantucci

    VENEZIA. E’ andata così. Alla fine ha ceduto, ha telefonato all’amico Giulio Malgara e gli ha chiesto di «aiutarlo» a uscire dal vicolo cieco in cui si era cacciato con la sua designazione, facendo un passo indietro. E Malgara, con stile, ha subito detto di sì, consentendo al ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan di attribuirgli il «gesto signorile di pacificazione e distensione», come ha detto nel suo comunicato, che apre la strada ad un’ormai probabilissima riconferma di Paolo Baratta alla guida della Biennale, da parte del ministro che prenderà il posto di Galan. Avrebbe potuto essere, clamorosamente, lo stesso Baratta, visto che il sito «Dagospia» lo dava tra i papabili per quel posto nel nuovo Governo Monti di salvezza nazionale che si sta formando.

    Ma Baratta vuole fortemente restare alla Biennale e ieri, pur non rilasciando, com’è nel suo stile, alcuna dichiarazione in questo momento, ha espresso privatamente la sua soddisfazione per l’impegno fermo del sindaco Giorgio Orsoni nel difendere in queste settimane, con il suo operato, il suo modello di Biennale e per quelle 4300 raccolte sotto l’appello del nostro giornale, giunte da tutto il mondo, che hanno dato forza e autorevolezza alla sua Biennale.

    Quanto a Galan, la tentazione di «forzare», nominando comunque Malgara poco prima della “morte” del suo Governo, anche se il percorso parlamentare della designazione non si era concluso, c’è stata. Ma è stato fatto ragionare, anche il giorno prima. Anche dagli stessi esponenti del centrosinistra, come il senatore Vincenzo Vita, che gli hanno fatto capire che una nomina già contestata, fatta in quelle condizioni, contro tutti, sarebbe stata destinata al fallimento. E’ stato allora lo stesso capo di gabinetto del ministro Salvo Nastasi - che era comunque pronto a dimettersi in ogni caso da consigliere della Biennale dopo che il nuovo Consiglio si fosse insediato - a consigliare a Galan di lasciar perdere e di cercare di uscire dal «pasticcio» Biennale senza ulteriori e inutili polemiche. Per questo quando il ministro ha chiesto a Malgara di rinunciare, facendo apparire la scelta una sua autonoma decisione di cui il ministro prendeva atto a malincuore, il manager ha detto subito di sì. Perché neanche lui, a questo punto, aveva più voglia e coraggio di fare il presidente della Biennale, contro Venezia e il suo sindaco e la comunità culturale internazionale, venendo a lavorare in laguna in condizioni difficilissime – Orsoni gliele aveva già anticipate pubblicamente - e senza più un governo amico alle spalle.

    Dunque, addio a Malgara e lunga vita, probabilmente, a Baratta. Ma la vicenda Biennale potrebbe avere ulteriori sviluppi, come l’addio alla Mostra del Cinema da parte del direttore Marco Muller, dopo otto anni, che Galan e Malgara avevano già riconfermato. Se l’attuale presidente rimarrà al suo posto, infatti, si capirà subito se le indiscrezioni che parlavano di contrasti sul budget del Festival tra Baratta e Muller negli ultimi mesi e addirittura dell’indisponibilità del direttore a restare (comunicata a Galan), se il presidente fosse rimasto al suo posto, corrispondono al vero. Sta di fatto che Muller ha mantenuto un silenzio tombale su tutta la vicenda Biennale e il sostegno a Baratta è arrivato non da lui, ma dal direttore del Festival di Roma Piera Detassis. Qualcosa vorrà dire.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    11 novembre 2011

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