Orsoni tra i meno amati nella classifica dei sindaci

Bocciato in popolarità dallo studio Monitorcittà. Fassino il primo della classe seguito da Tosi e Renzi. «Forse perché parlo poco e guardo ai risultati concreti»

    VENEZIA. Tra i sindaci più popolari, Giorgio Orsoni non è ai primi posti. Lo studio Monitorcittà di Datamonitor ha diffuso ieri io dati nazionali sulla soddisfazione dei cittadini per i loro sindaci. Il primo in classifica è il sindaco di Torino Piero Fassino, già segretario dei Ds, ora nel Pd. Seguito dal primo cittadino di Verona Flavio Tosi e dal giovane rottamatore di Firenze Matteo Renzi. Orsoni non compare tra i primi 40 sindaci alla domanda sulla «soddisfazione dei servizi erogati».

    E’ invece ottavo in classifica tra i sindaci delle città metropolitane. Dietro a Fassino e Renzi, ma anche a Luigi De Magistris sindaco di Napoli, Gianni Alemanno (Roma), Michele Emiliano (Bari), Giuliano Pisapia (Milano) e Marta Vincenzi (Genova). I primi otto sono tutti di centrosinistra (a parte Alemanno, del Pdl), gli altri del Pd (Fassino, Renzi, Emiliano e Vincenzi), di Sinistra e Libertà (Pisapia) e Italia dei Valori (De Magistris).

    Orsoni è l’unico non iscritto a partiti. «Perché sono così indietro? Forse perché non parlo molto, se non quando ho portato a casa i risultati», sorride Orsoni. Per il suo staff, essere comunque nei primi posti a livello nazionale con un aumento dei consensi dell’1 per cento rispetto allo scorso anno, «è già un buon successo».«Sono tutti leader di partito, gente che ha avuto grande visibilità e va spesso in tv», spiega il suo portavoce e responsabile della comunicazione Samuele Costantini. E in tv il primo cittadino non ci va molto spesso.

    Negli ultimi mesi ha dovuto affrontare anche numerose emergenze, a cominciare dal lavoro, dalla crisi di Porto Marghera, i tagli dei finanziamenti che stanno mettendo a duro rischio i servizi offerti dal Comune. «Nonostante questo abbiamo garantito un livello di servizi che è tra i migliori in Italia», dice Orsoni.Un «buon governo» dai toni moderati. Che però non dà grandi risultati dal punto di vista mediatico. Inevitabili i confronti con il suo predecessore, il filosofo Massimo Cacciari, tutti i giorni in tv a parlare di politica ma anche di etica, di religione e di filosofia. Orsoni è più o meno l’esatto contrario. Personalità forte che però quando può evita lo scontro diretto.

    Cerca la soluzione senza troppo clamori. Quando non ci riesce però arriva alla polemica frontale. a volte durissima. Era successo con la Fondazione Venezia e il suo presidente Giuliano Segre, poi con l’Eni e Paolo Scaroni per la crisi di Porto Marghera. Adesso con il ministro Galan per la Biennale. Moderato ma non troppo. E ancora «poco visibile» rispetto ai suoi colleghi

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    13 ottobre 2011

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