Il Casinò di Venezia verso la privatizzazione

Il Comune tratta con una cordata russa e una americana, così si incasserebbero 600 milioni di euro

    di Enrico Tantucci VENEZIA. Il Casinò di Venezia in mano ai privati. Il Comune - con il sindaco Giorgio Orsoni impegnato in prima persona - sta trattando in gran segreto per cedere la gestione della casa da gioco, mantenendone la proprietà. In lizza ci sarebbero due cordate: una che fa capo a imprenditori russi di case da gioco e un'altra agli americani. Una trattativa sotto traccia che va avanti da diverso tempo, anche se la decisione finale non è stata ancora presa, anche perché, sia all'interno del Casinò, sia a Ca' Farsetti, ci sarebbero opinioni diverse sull'opportunità di chiudere l'accordo. Il Comune si sarebbe già informato in via preventiva con i Monopoli - visto che il Casinò è stato aperto con autorizzazione ministeriale - per valutare la fattibilità della cessione temporanea della gestione di Ca' Noghera e Ca' Vendramin Calergi, e i riscontri sarebbero positivi.

    L'ipotesi su cui si ragiona e che è sul tavolo con i possibili nuovi gestori stranieri - gli americani farebbero capo alla catena dei palace Casinò - con i quali ci sarebbero già stati i primi incontri, è quella della cessione per un periodo di venti o più anni del controllo della casa da gioco. Il Comune ne manterrebbe la piena proprietà, senza cedere quote di minoranza, e in cambio riceverebbe dai nuovi gestori una somma importante: si parla di una cifra aggirantesi tra i 500 e i 600 milioni di euro. Una cifra in grado di risolvere istantaneamente i problemi di bilancio e di investimenti di Ca' Farsetti e di mettere l'Amministrazione al sicuro anche per i prossimi, difficili anni, che si annunciano per le amministrazioni locali con i tagli previsti dalla manovra economica del Governo.

    Si tratta - se parametrata ai circa 60 milioni di euro annui che attualmente finirà per corrispondere il Casinò al Comune e proiettata su una base ventennale - di una somma comunque molto inferiore a quella che il Comune potrebbe introitare nell'intero periodo con la gestione attuale. Ma il Comune li riceverebbe tutti e subito e inoltre si libererebbe del problema spinoso della gestione della casa da gioco. I nuovi gestori, che potrebbero subentrare dopo circa un anno, per preparare le condizioni del loro arrivo, potrebbero in sostanza fare - sul piano dei tagli di spesa e della riduzione del costo del personale - ciò che l'attuale amministratore delegato Vittorio Ravà ha potuto fare solo in parte, non certo per propria incapacità, ma per le oggettive difficoltà di affrontare la situazione dalla sponda comunale.

    Problemi che i nuovi gestori, evidentemente non avrebbero - e anche gli eventuali scioperi non sarebbero più, a questo punto, un problema di Ca' Farsetti - occupandosi anche della riorganizzazione e dei nuovi investimenti sulle case da gioco. Tra vent'anni o giù di lì, il Comune potrebbe allora ritornare nel pieno possesso di un Casinò «dimagrito» sul piano di spese e costi, decidendo se riprenderlo in gestione o lasciarlo ancora ai privati, con un nuovo accordo. Ma la decisione finale - come detto - non è stata ancora presa, valutando i pro e i contro e naturalmente, fino ad allora, il Comune negherà decisamente qualsiasi ipotesi di possibile privatizzazione della gestione della casa da gioco in corso, anche per non pregiudicare le trattative e mettersi al riparo da eventuali critiche sull'operazione. Ma intanto le discussioni e le valutazioni continuano dentro e fuori la casa da gioco e a Ca' Farsetti, in attesa della decisione finale di Orsoni, a cui piacerebbe un'annuncio stile-Coppa America, ad accordo già raggiunto.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    09 settembre 2011

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