In Appello l'assoluzione di Angiolini

L'ispettore di Polizia era stato condannato a 2 anni e 8 mesi per concussione

    di Giorgio Cecchetti  MESTRE. Danilo Angiolini, ispettore della Polizia di Mestre, è stato assolto ieri dai giudici della Corte d'appello di Venezia, che hanno ribaltato la sentenza di primo grado. Il giudice del Tribunale, il 10 novembre 2009, l'aveva condannato a 2 anni e 8 mesi per concussione. A battersi per l'assoluzione, arrivata con la formula del fatto non sussiste, gli avvocati Gaio Tesser e Marco Vassallo.  Era stata una condanna pesante, un anno e mezzo fa, quella per l'ispettore Angiolini, all'epoca dei fatti alla Squadra mobile poi in servizio al Commissariato di Mestre. Era stato ritenuto responsabile di due episodi di concussione, mentre era stato assolto per un terzo. Inoltre, il magistrato del Tribunale aveva dichiarato la prescrizione per un'altra accusa, quello di favoreggiamento, grazie al fatto che gli aveva concesso le attenuanti generiche. Stando alle accuse, Angiolini si era fatto consegnare tra il 2002 e il 2003 millecinquecento euro da una coppia di rumeni per dare loro alcuni documenti utili per ottenere il soggiorno e lo stesso era accaduto ad un'altra coppia, sempre originaria della Romania. Il reato di favoreggiamento, invece, era scattato perché - sempre secondo il capo d'imputazione - Angiolini avrebbe avvisato un indagato che sul suo conto c'erano alcune intercettazioni telefoniche in corso da parte dei colleghi.  Non era la prima disavventura giudiziaria per l'ispettore, molto conosciuto a Mestre anche perché era diventato dirigente di uno dei sindacati autonomi della Polizia, la Confederazione sindacale autonoma (Consap). Comunque, anche nelle altre occasioni ne era uscito bene, ottenendo l'assoluzione. Nel 2000 era stato prosciolto dall'accusa di abuso d'ufficio: secondo sempre il rappresentante dell'accusa, aveva avvisato un amico che il suo studio professionale a Mestre stava per essere perquisito dai colleghi della Squadra mobile. Si trattava del consulente finanziario Wilder Milan, poi balzato alle cronache per essere finito sotto inchiesta perché si sarebbe appropriato di considerevoli cifre di professionisti e commercianti mestrini suoi clienti che invece avrebbe dovuto versare all'Erario.  Ieri, i due difensori del poliziotto mestrino si sono battuti per l'assoluzione, sostenendo che la versione dei fatti fornita dalle parti offese, sulla base dei quali era stata costruita l'accusa, non erano credibili. Una tesi che, con tutta evidenza, ha fatto breccia sui giudici della prima sezione penale della Corte d'appello (presidente Sartea), ma anche il rappresentante della Procura generale in udienza, Bruno Bruni, al termine del processo aveva chiesto l'assoluzione.  

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    12 luglio 2011
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