Due maxi affissioni pubblicitarie a Venezia sopra in Piazza San Marco, sotto a Palazzo Ducale
VENEZIA. Inquinamento estetico. C'è chi chiama così, ormai a Venezia, l'effetto dei maxicartelloni pubblicitari che imperano lungo il Canal Grande e nell'area marciana, a cominciare dalla facciata di palazzo Ducale e del Ponte dei Sospiri, in restauro da tre anni. Persino il «padre» dell'operazione «Cielo dei Sospiri», un creativo come Oliviero Toscani ne ha ripudiato la realizzazione: «E' stata completamente stravolta dai burocrati comunali e istituzionali e per questo non funziona. Le pubblicità sono troppo grandi e a volte di cattivo gusto. Sembrano fatte per scoraggiare a investire qui, per farsi travolgere dalle critiche». Ma si è pentito persino il primo legittimatore delle pubblicità sui palazzi del Canal Grande, l'allora sovrintendente ai Beni Ambientali e Architettonici di Venezia Roberto Cecchi che «battezzò» il via libera nel giugno del 1999 alla copertura della facciata esterna di Ca' Foscari in restauro con un telo pittorico che la riproduceva e il marchio dell'azienda in piccolo. «I tempi cambiano - dichiarò Cecchi - e fare pubblicità sul Canal Grande può essere ammissibile se, come in questo caso, la riproposizione della facciata e del marchio dell'azienda non è chiassosa, ma pacata». E' lo stesso Cecchi che, divenuto nel frattempo segretario generale del Ministero dei Beni Culturali, a gennaio alla presentazione del restauro del Colosseo, dichiarerà: «Non siamo disponibili, come invece è accaduto a Venezia, a vedere i monumenti interamente coperti da cartelloni pubblicitari, i luoghi devono continuare a restare visibili e visitabili anche durante i lavori». Lo stesso sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, risponendo pochi giorni a a un'interrogazione di un consigliere comunale del Pd, Jacopo Molina, ha riconosciuto che nel contratto di sponsorizzazione che il Comune - con la Soprintendenza - ha sottoscritto con l'impresa Dottor per il restauro della facciata del Ducale finanziato dalle maxipubblicità, c'è qualcosa che non va sul piano della trasparenza e della cessione dei diritti. L'operazione maxipubblicità, insomma, fa discutere. Ancora di più, quando, come nel caso dell'Ala Napoleomica, coprono da tempo i ponteggi di restauri di fatto mai partiti. E l'appello dei maggiori direttori di musei stranieri contro di esse a Venezia, resta sempre attuale. (e.t.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
29 marzo 2011