Facile perdersi, o fingere di perdersi, nella ressa del Carnevale a Venezia
VENEZIA. E' bastato un attimo e si è ritrovata da sola: erano mano nella mano, coppia di innamorati in festa nella festa travolgente del Carnevale di Venezia più affollato di sempre, e improvvisamente lui non c'era più.
Perdersi di vista, in quella marea umana, ci poteva anche stare. E poi, mica è una bambina: 34 anni suonati, a Venezia per la festa era arrivata con il fidanzato. Tutti e due dall'Emilia, tutti e due intenzionati a fermarsi per una giornata.
Lo ha cercato con lo sguardo, ma tra maschere imponenti, strattoni e spinte era impossibile vederlo. Allora ha preso a chiamarlo sul cellulare: niente da fare, suonava a vuoto.
A quel punto, la giovane donna si è sentita persa: e ha chiesto aiuto al posto fisso di polizia a San Marco. In fondo, se il ragazzo che fino a un attimo prima la teneva per mano non rispondeva più, poteva anche esserci di che preoccuparsi.
Gli agenti hanno fatto tutto quello che potevano fare: l'hanno chiamato, anche loro, al cellulare. E lui, questa volta, ha risposto. Il sollievo sul volto della fidanzata si è spento in fretta, mentre guardava il poliziotto, che cambiava espressione, dal professionale all'imbarazzato.
Ecco, sì: il ragazzo aveva risposto. Stava bene, benissimo. Dal suo punto di vista, meglio di prima. All'agente lo ha detto senza mezzi termini: «Ah, lei è là. No, no: non mi sono perso. L'ho proprio mollata». E lui non ha potuto far altro che riferirlo. Pietra tombale sulla storia d'amore, tra maschere e coriandoli.
Singolare caso di maschio che a Carnevale invece di indossare la maschera sceglie di gettarla, il ragazzo avrà dovuto affrontare l'ormai ex prima o poi, visto che entrambi _ per separate vie _ saranno tornati a casa.
Di loro non si sa niente di più. Sono finiti come episodio nel verbale degli interventi effettuati dalle forze dell'ordine durante la festa, ma non c'era necessità di verbalizzare alcunché. Né la perfidia di lui che l'ha trattata come un pacchetto di sigarette vuoto di cui disfarsi al primo cestino, né le lacrime di lei che si sperano destinate a innaffiare una piantagione della miglior vendetta: l'oblio.
10 marzo 2011