Una Venezia metropolitana che deve imparare a fare sistema, compresa tra la laguna, Treviso e Padova, con una popolazione di circa 2 miliono e 600 mila abitanti. Un'area ricca, dinamica e in forte sviluppo, con problemi però di governo del territorio e le sue disfunzioni infrastrutturali. Questo è, per l'Ocse - l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico - quella che una volta chiama vamo «Patreve», la città metropolitana Venezia-Padova-Treviso, che vanta un Prodotto interno lordo pro-capite di quasi 40 mila dollari, paragonabile a Toronto e Barcellona, ed un tasso di crescita economica in linea con quelli di Londra, Stoccolma e Houston. Lo dice il rapporto stilato sulla Venice City-Region, area metropolitana interconnessa che è stato presentato ieri nella sede della Fondazione di Venezia nella sua forma definitiva, dopo alcune anticipazioni, dal responsabile del Centro Sviluppo dell'Ocse Mario Pezzini - che l'ha condotto - e con lui dal presidente della Fondazione Venezia 2000 Marino Folin, dal direttore della Venice Unternational University (Viu) Stefano Micelli e dall'editore Cesare de Michelis (il rapporto è pubblicato dalla Marsilio). Il rapporto è frutto del progetto di analisi della realtà locale, proposto all'inizio del 2008 dall'Ocse al Comune di Venezia, alla Fondazione di Venezia e alla Viu. Ne emerge che la popolazione della città-regione Venezia, cui si ascrive ben un quarto dell'export nazionale, risulta più ricca rispetto alla media italiana e, pur al di sotto della media europea, sta colmando rapidamente il divario. Ma l'Ocse punta anche il dito contro questa Venezia metropolitana ad alto tasso produttivo e di esportazione, che tende però sempre più a invecchiare e non sa dialogare con le sue università, forse anche perché solo un veneziano su 10 ha un titolo di studi superiore, un paradosso per un'area che si candida a Capitale Europea della Cultura del 2019. Un'area che non ha saputo dotarsi di servizi avanzati e investire sull'innovazione che sostenga il suo sistema produttivo. E non ha saputo, dunque, neppure finora «produrre» lavoratori qualificati, anche allargandosi all'apporto dei cittadini extracomunitari che la rendono già ora una delle aree più multiculturali del nostro Paese. L'Ocse chiede uno sviluppo per Venezia della capacità di innovazione, un miglioramento della mobilità e dei collegamenti tra Padova, Venezia e Treviso. E, di nuovo, una diversa attenzione ambientale per il suo territorio oggi non sufficientemente protetto, dalla laguna all'hinterland, e la creazione di una governance metropolitana che oggi non esiste e che non può che essere ricondotta a Venezia. (e.t.)
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06 marzo 2011