Il vice direttore della banca si rifiuta: «Non la conosciamo». E lei chiama l'avvocato
di Diego Degan
Forse è stata tradita dal cognome la donna che non è riuscita a cambiare un assegno
CAVARZERE. E' stato impossibile, l'altro giorno, per una signora di Forlì, incassare un assegno circolare da settemila euro emesso da una banca di Cavarzere. Forse è stato il nome che le ha portato sfortuna: Patrizia Contrafatto («Con una sola f», precisa) portatrice di pace maker, operata di recente, si era sobbarcata, da casa sua, un viaggio di 250 chilometri e ritorno, pur di «vedere» subito quei soldi, senza doverci pagare interessi o commissioni. «Su consiglio del mio avvocato - racconta la donna - mi ero recata all'istituto che aveva emesso l'assegno, la filiale di Cavarzere dell'Antonveneta, e mi ero portata i documenti che attestano che sono l'amministratrice della Edil costruzioni srl, ditta ferrarese a cui era intestato l'assegno». Si trattava di un risarcimento pattuito in sede civile per un lavoro eseguito per conto di un imprenditore cavarzerano che aveva a lungo «dimenticato» il suo debito. «Avevamo accettato una somma inferiore, pur di chiudere la controversia» - sottolinea la donna. Ma anche con assegno coperto, perfettamente regolare e documenti in ordine, la signora ha ricevuto un bel no. Motivo? «Noi non conosciamo la signora - risponde il vice direttore della filiale - siamo tenuti a cambiare assegni solo alle persone conosciute e solvibili e la signora non era conosciuta. Per gli assegni intestati a una ditta, poi, col rischio di fallimenti e revocatorie, ci sono regole interne ancora più rigide. Se poi qualcosa non va è il dipendente che ha cambiato l'assegno a dover rispondere». L'assegno circolare, però, è «pagabile a vista» (art. 82 della «legge assegno»), è come denaro contante. La norma è stata fatta presente alla banca, ma la risposta è rimasta la stessa: niente da fare. E niente da fare pure per l'apertura di un libretto al portatore in cui versare l'assegno o per un bonifico dopo qualche giorno, prendendo il tempo per eventuali controlli. Che fare, allora? «La signora si rivolga alla sua banca - suggerisce il vice direttore - e avrà quanto le spetta». Ma l'interessata non la pensa così: «Ho consultato il mio avvocato e non finisce qui». Secondo le associazioni dei consumatori, in questi casi, si può arrivare a protestare la banca e non è detto che la signora non lo faccia.
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30 dicembre 2010