di Alberto Vitucci
VENEZIA. «Sento un’aria positiva: abbiamo un ottimo candidato e una coalizione ampia. Orsoni può vincere contro un ministro che pretende di fare il sindaco nel week end. Loro sono come i surfisti: stanno sempre a galla sull’onda delle promesse. Ma poi arriva la spiaggia».
Il segretario del Pd Pierluigi Bersani è al mercato di Mestre.
La sera prima il successo al cinema Corso. Un’iniezione di fiducia al popolo del centrosinistra, un po’ frastornato dal bombardamento mediatico dell’avversario. «Bersani è una Madonna pellegrina», ha ripetuto ieri Brunetta. «Lavoro, onestà, serietà, regole: queste sono le nostre parole d’ordine», risponde Bersani. E fa capire che per il futuro del Pd il test veneziano ha una grande importanza.
A Venezia, unica grande città d’Italia, si sperimenta un nuovo laboratorio politico: caoalizione larga, dalla sinistra all’Udc. E’ davvero un test nazionale? «E’ un’operazione importante. Dall’esito di queste elezioni può venire il segnale di una nuova alleanza, che riunisca le forze politiche che credono prima di tutto nel valore delle regole. Un’operazione resa possibile da un candidato di grande qualità come Giorgio Orsoni, che trasmette simpatia e moderazione ma è anche molto determinato. E anche grazie al lavoro serio del Pd, che ha avuto una grande apertura mentale e politica. Chiaro che si tratta di un test nazionale, anche se la priorità è la città che deve decidere il suo destino».
Brunetta dice che il fatto di essere ministro è un valore aggiunto. «Non direi proprio. Anche Castelli ha fatto la stessa cosa, si è candidato a sindaco di Lecco. Questa idea che i luoghi diventino luoghi con il cappello in mano e debbano chiedere ai ministri mi sembra sbagliata. Le città vogliono costruirsi il loro futuro con le proprie idee, senza aspettare Roma».
Brunetta dice di aver già vinto. Cita sondaggi Swg che lo darebbero in testa. «Mi spiace smentirlo, ma da tutte le rilevazioni che abbiamo a disposizione restiamo nettamente in vantaggio. E al di là dei sondaggi, essendo un po’ abituato a mettere l’orecchio a terra, direi che il clima è davvero buono».
Il berlusconismo è in crisi? «Si sta facendo largo l’idea che si può rimettere davvero in movimento l’Italia. Oltre il frastuono e la confusione in cui ha messo il berlusconismo. Si apre una fase lunga e complessa, ma una cosa è certa: la gente è stufa delle parole gridate e delle promesse non mantenute».
Dopo anni di centrosinistra potrebbe scattare la voglia di cambiamento. «La nostra coalizione rappresenta il cambiamento. Sia per il profilo del candidato sia per la qualità dell’alleanza. Si va avanti, si apre una nuova fase innovando e tenendo il meglio di quello che è stato fatto. E poi, se parliamo di cambiamento, non sarà mica Brunetta il cambiamento? Lui è uno di lungo corso».
E’ ministro da due anni. «Io l’ho conosciuto negli anni Ottanta, era consulente di Gianni De Michelis e aveva promesso di far sparire la disoccupazione in dieci anni. Abbiamo visto. Adesso ha promesso di fare quasi tutto nei prossimi dieci anni».
Il doppio incarico insomma non funziona. «Brunetta farà il sindaco part time. Oddio, potrà fare dei bei danni anche solo nel week end».
Non ci sarà il traino nazionale per lui? «Noi abbiamo una tradizione diversa, un localismo nobile che che certo non aspetta di essere guidato da Roma, preferisce la concretezza, il lavoro, la serietà delle persone. Credo che sia stato un errore. E poi il doppio binario non tiene più».
Che significa? «Che c’è sempre una doppia verità nel centrodestra: la Lega a Roma si comporta in un modo, qui in un altro. Il Carroccio regge la sedia all’imperatore, gli votano tutto quel che serve, comprese le centrali nucleari. Altro che federalismo, decide il governo dove metterle, non dicono dove e uno dei siti potrebbe essere il Veneto, visto che i criteri fissati sono solo la vicinanza all’acqua e l’asenza di terremoti. E’ un progetto senza capo né coda ma Zaia e Brunetta non parlano».
Con l’Udc si aprono nuovi scenari per il dopo Berlusconi. «E’ un bel segnale, significa che anche molti nello schieramento moderato non sopportano più questa deriva populista. Sulle regole si sta formando una convergenza ampia».
Massimo Cacciari dice che lascerà la politica. Lei ci crede? «Non ci credo proprio. Spero cha abbia mentito spudoratamente».
20 marzo 2010