Trenitalia, gli utenti: "Troppi ritardi e disagi: risarciteci"

Al Giudice di pace prime citazioni dei pendolari contro Trenitalia. I 140 iscritti al Comitato di "salvezza" del Pdci hanno segnato ogni giorno per tre mesi i disservizi: quadro nero

    di Gianluca Codognato MESTRE. Fra Trenitalia e i pendolari esiste un contratto. Visti i ritardi, i disagi, la scarsità di vagoni, la sporcizia, il contratto non viene rispettato dall’azienda. Si sostanzia in questa logico «teorema» la pioggia di citazioni davanti al Giudice di Pace che sta per arrivare a Roma, in piazza della Croce Rossa, sede legale della stessa Trenitalia. Entro metà marzo sono già previste le prime sei udienze. Ma, a poco a poco, tutti gli oltre 140 utenti (di cui un terzo composto da veneziani e mestrini) che rientrano nel comitato «Salva i pendolari» istituito dai Comunisti Italiani della federazione regionale potrebbero chiamare in giudizio l’azienda per chiedere il risarcimento dei danni.

    Azione.
    Niente class action per gli aderenti al comitato. «È ancora troppo restrittiva e farraginosa - spiega Nicola Atalmi, segretario regionale dei Comunisti Italiani - e poi abbiamo cominciato a raccogliere la documentazione necessaria a ottobre, prima che entrasse in vigore questa opportunità». La documentazione in questione dimostra la meticolosità dell’azione messa in campo. Da ottobre, appunto, e per due, tre mesi, sei pendolari del comitato - due di Treviso, uno di Belluno, due di Padova e un artigiano residente a Salzano - hanno monitorato giorno per giorno tutti i disservizi riscontrati nei propri viaggi in treno. Ritardi, soprattutto, ma anche sovraffollamento, sporcizia. Il resoconto è stato allegato alla citazione in giudizio.

    Motivazioni.
    Già in altre occasioni singoli pendolari hanno richiesto un risarcimento all’azienda dei trasporti ferroviari. Ma questa volta «non ci basiamo sul danno biologico - sottolinea Atalmi - bensì puntiamo la nostra azione sull’inadempienza contrattuale. Il pendolare paga un certo tipo di servizio: se non è all’altezza, è giusto che Trenitalia risarcisca l’utente». Per quantificare il risarcimento, la citazione analizza i ritardi registrati nei due, tre mesi. Da qui, «è possibile risalire al lucro cessante, anche se sono cause inferiori ai mille euro».

    Storie.
    Sono oltre 140 le persone iscritte al comitato «Salva i pendolari». Il padovano Matteo Cefis è fra i sei pendolari che andranno davanti al Giudice di pace della propria provincia. «Lavoro in biblioteca a Castelfranco - racconta - e da un anno e mezzo faccio il pendolare. Ho preso un abbonamento annuale sborsando anticipatamente 464 euro. Risultato? Il treno è sempre in ritardo, soprattutto al ritorno. Spesso, pur uscendo nel pomeriggio, arrivo a casa alle 21,30. La situazione è insostenibile». Barbara Iannotta, bellunese, frequenta Giurisprudenza a Treviso. «In macchina si impiegano al massimo 40 minuti - spiega - In treno la media è di un’ora e un quarto, ma qualche volta si superano le due ore e mezza. Ci sono solo due vagoni, stiamo tutti schiacciati. E alla fine pago 186 euro per un abbonamento trimestrale». Anche lei andrà a marzo davanti al Giudice di pace. Come d’altra parte Claudio Ivizzi, che da 26 anni parte da Trebaseleghe per raggiungere la Sovrintendenza a Venezia, dove lavora: «Dal 1984 la situazione è precipitata. Per me è una agonia, perché la stazione di Trebaseleghe è servita poco e male. Posso prendere il treno delle 6.32, arrivando in anticipo, o quello delle 7.04, sempre in ritardo».

    Le colpe.
    «Naturalmente - spiega Atalmi - noi non ce l’abbiamo con i lavoratori di Trenitalia, ma con la Regione. Primo perché è penultima in Italia in quanto a investimenti ferroviari. Poi perché il contratto di servizio con Trenitalia potrebbe essere molto più vantaggioso per i pendolari. In Toscana i ritardi vengono monitorati mese per mese e sempre mese per mese vengono risarciti i pendolari. Fra l’altro, visto che la Regione aveva promesso investimenti mai fatti sul fronte ferroviario, nel prossimo contratto di servizio, molto probabilmente, non verranno neppure comprese le multe all’azienda». Per scaricare i moduli necessari a citare in giudizio Trenitalia basta andare sul sito www.atalmi.it.
    17 febbraio 2010

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