L’accusa non regge: secessionisti a casa, liberi o ai domiciliari

A Brescia arriva un’altra ondata di scarcerazioni Misura cautelare per Vangelista: avrebbe costruito il tanko

    di Cristina Genesin

    PADOVA. Un’altra ondata di scarcerazioni per i secessionisti: tornano a casa in 5, mentre uno di loro si trasferisce agli arresti domiciliari. Il tribunale del Riesame di Brescia ha rimesso in libertà Maria Marini, 56 anni di Montebelluna, detenuta nel carcere di Venezia (difesa dai legali Parenti e Pavanetto), Angelo Zanardini, 65 anni, militante del movimento indipendentista Brescia Patria e Patrizia Badii, 50 anni già fondatrice di Life, pasionaria di Veneto Stato e dei Forconi, mentre il marito, il veronese Luca Vangelista, va agli arresti domiciliari nella casa della sorella a Bovolone. Nei suoi confronti è stata tenuta in piedi la misura cautelare, sia pure più lieve, perché è accusato di aver partecipato alla costruzione del tanko, l’arma “da guerra” custodita a Casale di Scodosia nella Bassa Padovana: da abile fabbro, avrebbe fornito il materiale per la blindatura del mezzo. A casa anche Erika Pizzo, 26 anni di Arquà Polesine, già ai domiciliari all’indomani dell’arresto (è mamma di due bimbi), e Maria Luisa Violati, 49 anni pure di Arquà, che era in carcere (sono difese dai legali Luca Azzano Cantarutti e Marco Perilli). Per quanto riguarda le due donne, la decisione è stata adottata dal gip bresciano Enrico Ceravone che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere destinata a far scattare il blitz del 2 aprile scorso e a spedire 22 secessionisti dietro le sbarre e due agli arresti domiciliari per limiti di età, il padovano Flavio Contin e il bresciano Giancarlo Orini (due persone sono indagate in stato di libertà).

    Come mai il giudice ha fatto il dietro front? Nonostante il parere contrario del pm, non poteva far finta di nulla di fronte al provvedimento dei giudici del Riesame depositato il 18 aprile. Provvedimento che ha azzoppato l’indagine, cancellando l’associazione eversiva con finalità di terrorismo, per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza. Il gip ha rammentato l’orientamento della giurisprudenza che è per un effetto estensivo della decisione favorevole del Riesame rispetto ai coindagati. Oggi, davanti al Riesame, si discuterà la posizione di Marco Ferro (marito della Violati), 47 anni, ancora in cella (difeso dall’avvocato Umberto Perilli): ha chiesto gli arresti domiciliari a casa della sorella.

    Luigi Faccia, il “prigioniero di guerra” di Agna tuttora detenuto in isolamento a Vicenza (difeso dai legali Zagonel e Arman), si è appellato alla Croce Rossa internazionale con sede a Ginevra (scrivendo pure alla delegazione veneta) «per segnalare la violazione dei fondamentali diritti umani che sta avvenendo in Veneto», denunciando «il tentativo di ostacolare il processo di autodeterminazione del popolo veneto» e spiegando di aver sempre «teorizzato e praticato la via pacifica e non violenta per la rinascita della Serenissima e dell’autonomia del popolo veneto». Chiedendo alla Cri di visitarlo in carcere, Faccia ha preannunciato che il caso sarà portato all’Onu.

    24 aprile 2014
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