Il vice di Veneto Innovazione avrebbe dovuto tornare a Rovigo ma gli industriali non lo gradivano
ROVIGO
Depresso sì, ma con delle buone ragioni per esserlo. A due giorni dalla morte cruenta di Enrico Zennaro, il vice direttore dell’agenzia Veneto Innovazione suicidatosi l’altro ieri nella sua abitazione di Rovigo, emergono dettagli che contribuiscono a precisare un quadro psicologico drammatico. Zennaro stava per perdere il posto di lavoro e Venezia per un rientro a Rovigo che nessuno voleva.
Giorni pesanti per lui, pieni dubbi, drammatici per un professionista di 61 anni vicino alla pensione ma ancora vitale e pieno di risorse, desideroso di mettere a disposizione la sua esperienza. E’ proprio questo che gli hanno negato, o almeno lui ne era convinto.
Zennaro era direttore dell’associazione industriali di Rovigo, quando nel 2003 accettò di buon grado l’incarico offertogli da Veneto Innovazione conservando ottimi legami con il mondo dell’industria polesana. Aveva goduto di una buonuscita di 220 mila euro e di un incarico di consulenza che gli rendeva 20 mila euro l’anno. Passò nove anni in Veneto Innovazione, fino a diventarne vice-direttore.
Eppure la sua esperienza veneziana era all’epilogo, ma non nel modo che avrebbe voluto. A due anni dalla pensione gli è venuta a mancare la fiducia dei vertici di Innovazione che, di fatto, gli hanno proposto un’uscita che deve essergli sembrata un licenziamento: tornare a casa all’associazione industriali di Rovigo e lì aspettare la pensione.
Un’opzione ancora percorribile se solo l’associazione degli imprenditori lo avesse voluto. Così non è stato. Il presidente rodigino Gambato avrebbe segnalato la sua indisponibilità tantoché Zennaro, in un sol colpo, si è trovato cacciato da una parte e rifiutato dall’altra. Questi i corni della sua sconfitta professionale che ne ha minato i punti di riferimento esistenziali, l’autostima, la certezza del valore e la conferma della propria utilità in mondo produttivo in cui un uomo di 61 anni è ancora giovane. Si è sentito buttato via.
E’ stata la moglie Roberta, poco dopo le 10 di domenica mattina, a scoprirne il corpo esamine nel cortiletto interno sul quale dà il loro appartamento al terzo piano di via Celio nel centro della città. Un volo che non gli ha lasciato scampo.
Riservato, per niente incline al lamento, Zennaro aveva giustificato l’assenza di una settimana dal lavoro con il mal di testa, l’insonnia e un malessere generale.Questo aveva detto al suo presidente Raffaele Zanon.
«Per questo, prima di salutarlo, gli avevo raccomandato di riguardarsi», raccontaquest’ultimo «ero convinto che lo avrei visto nel giro di qualche giorno».
Parole che, forse, in queste circostanze si devono dire. Ma che non raccontano le vere ragioni del suo malessere che la moglie conosceva anche se non fino al punto di immaginarne le conseguenze.