Ma Coletto frena: «Nulla di deciso, ne discuteremo in giunta non possiamo creare disagi agli utenti per ragioni di spazio»
VENEZIA
Tempo scaduto. Il ministro della Salute Renato Balduzzi ha annunciato che dal primo luglio non saranno concesse più deroghe all'intramoenia “allargata”. Una decisione che apre a una serie di incognite anche in Veneto se si considera che questa soluzione era stata adottata per ovviare ai problemi di spazio negli ospedali. «Chi lavora nel pubblico può fare la libera professione, ma nelle strutture pubbliche» plaude il consigliere regionale dell’Idv Antonino Pipitone «Dire stop all'ennesima proroga va nella giusta direzione di dare maggiore trasparenza e mettere a disposizione più risorse professionali all'interno dei nostri ospedali. Adesso per i direttori generali delle Usl venete non ci sono più alibi: se qualcuno finora ha dormito, in attesa perenne dell'ultima proroga, e non ha provveduto ad allestire negli ospedali gli spazi adatti alle visite intramoenia, ora è chiamato alle sue responsabilità. Da qui a giugno vedremo se tutte le nostre Usl sono pronte o dormivano sugli allori aspettando la vecchia scadenza del 2014 per adeguare le risorse strutturali. La decisione del ministro aiuterà Coletto e Mantoan a sistemare i conti. Avere l'intramoenia solo in reparto significa avere più medici in ospedale. Quindi è una garanzia in più per i pazienti, ma si tramuta anche in ulteriori risorse economiche per le casse delle Usl, cui non sfuggirà più un euro». Già, perché tra i motivi che hanno portato alla stretta, ci sarebbe anche il fatto che «i medici spesso hanno confuso l’intramoenia allargata con la libera professione» spiega Alfio Capizzi, segretario provinciale della Uil medici di Padova, favorevole alla svolta «L’intramoenia allargata non ha funzionato perché sono mancati i giusti accorgimenti, tra cui l’istituzione di un centro prenotazioni aziendale – sostiene – questo ha impedito di intervenire in maniera soddisfacente per ridurre le liste d’attesa». Sebbene nella relazione presentata dal ministro in Parlamento il Veneto risulti la terza Regione che più incassa dall’intramoenia, con 19,6 milioni (dato 2009-10) e una spesa pro capite superiore alla media nazionale, l’idea è che qui come altrove, i medici siano stati più propensi a “sorvolare” sulla percentuale da corrispondere all’azienda. Dal canto suo la Regione non ha ancora preso posizione: «E’ una questione che va condivisa in Giunta, oltre che con le parti sociali - sostiene l’assessore alla Sanità Luca Coletto - la presenza dei medici in ospedale va incoraggiata, ma prima di tutto dobbiamo verificare le criticità sul fronte degli spazi. Sarebbe paradossale che per un’imposizione finissimo per creare dei disagi ai cittadini». Quindi chiarisce: «A meno che il ministro non intenda regolare per legge la professione, la programmazione spetta alle Regioni; diversamente saremmo di fronte a una norma cedevole. E non credo che il ministro voglia imporsi».
(s.zan.)